sabato 15 ottobre 2016

Pausa temporanea ;)

Ben ritrovati a tutti!
Ho appena pubblicato quella che per ora è l'ultima parte della storia di Krinner ed Ally. "Per ora" perché la loro storia è appena iniziata, ma resteranno in pausa per un po'.
Purtroppo non ho moltissimo tempo in questo periodo, ma cercherò ugualmente di non abbandonarvi del tutto ;)

A presto!

Awakening - Parte 23

[...]


Quella notte dormì sonni agitati. Continuava a sognare del Lumenor che parò loro dell’antica profezia che li aveva riguardati.
Poi qualcosa di fresco gli si posò sulle labbra.
Di colpo lucido come gli avessero gettato dell’acqua gelida addosso aprì gli occhi cercando con la mano l’elsa della spada che teneva a fianco.
Ally gli stava accucciata di fianco, gli aveva posato una mano sulla bocca per non farlo parlare.
«Shh Krinner, sono Ally» sussurrò appena.
La guardò tranquillizzandosi di poco mentre si alzava in piedi già sistemandosi addosso armi e armatura. Gli ci vollero diversi minuti, il tempo necessario per ascoltare Allyson.
«Ho sentito dei rumori verso sud, portati dal vento sicuramente. Così sono andata a dare un’occhiata»
Lui annuì mentre si agganciava il cinturone.
«C’è un accampamento di bracconieri o contrabbandieri, non lo so di preciso, ma sono parecchi»
Infilò la spada nel fodero agganciandolo sulla schiena.
«Non mi sembrano tipi molto raccomandabili»
«Quanti sono?» sussurrò a sua volta.
«Parecchi, ne ho contati undici, ma non credo siano tutti. Il campo è permanente, per cui immagino che abbiamo sicuramente degli esploratori nei dintorni»
«Mi stupisce che non ci abbiano localizzati prima loro»
«Non siamo noi ad essere sottovento. Credo sia solo per questo»
Lui annuì agganciando la balestra mentre Ally cancellava le tracce del loro passaggio.
«Dobbiamo spostarci lontano da qui il prima possibile. Non mi va di scoprire se sono veramente ostili. Preferisco restare nell’ignoranza»
Lei annuì facendo strada verso est.

Per fortuna quella notte le lune erano particolare luminose, tanto da permettere di aggirarsi nel sottobosco senza una lanterna o altra fonte di luce.
Dopo una quindicina di minuti un rumore nel sottobosco li fece arrestare di colpo.
Si guardarono un istante.
Mentre Krinner estraeva silenziosamente la spada, Ally si muoveva furtiva nell’oscurità.
C’era un ricognitore a sei o sette metri da loro. Era bravo, non lo avevano sentito finché non ci avevano praticamente quasi sbattuto contro.
Era troppo vicino per essere evitato e la visibilità era comunque troppo scarsa per usare la balestra. Serviva un colpo rapido e preciso che non provocasse alcun rumore.
Krinner doveva attirarlo su di sé, al resto ci avrebbe pensato Allyson.
Si avvicinò silenziosamente ancora di qualche passo, poi emerse dal sottobosco con la spada in mano ed un sorriso beffardo.
Nell’istante in cui l’altro sollevò la pistola puntandola su Krinner, due lame scintillarono dietro di lui e gli tagliarono la gola da parte a parte.
Krinner scattò in avanti sorreggendo il cadavere per evitare che cadesse a terra producendo un rumore sordo. Lo accompagnò lentamente al suolo.
Fece cenno ad Ally di proseguire, ma in quel momento sentirono dei passi.
Si mossero rapidamente, Ally stava sempre qualche metro avanti a Krinner per controllare i dintorni, mentre lui di tanto in tanto buttava l’occhio dietro di loro per accertarsi di non essere seguiti.
Poi il rumore di un ramo che si spezza.
Krinner si immobilizzò, era stato il piede di Ally a spezzare quel ramo.
«Dannazione»
La sentì inveire contro sé stessa, ma sentì anche qualcos’altro.
«Non un fiato»
La raggiunse poggiandosi alla sua schiena.
Qualcuno li stava per raggiungere e non si stava preoccupando di farlo silenziosamente.
«Credo siano almeno sei uomini»
Fece Ally, lo sguardo concentrato.
«Sicuramente di più e temo anche ben addestrati»
La fissò alcuni istanti, intensamente.
«Devi scappare»
«Cosa?»
«Non possiamo batterli e non possiamo sfuggire loro»
«E quindi?»
«Quindi tu fuggi e io li tengo impegnati in modo che non riescano ad inseguirti»
Le fece cenno di aspettare prima che iniziasse a lamentarsi di quel piano.
«Tornerai domani notte a prendermi»
«Sei fuori di testa, chi ti assicura che non ti uccideranno?»
Mentre parlava le mise in mano la mmap ed estrasse le pistole.
«Nessuno, ma se controllano un campo permanente in questa foresta, vorranno sapere chi sono e quindi non mi uccideranno, non subito almeno»
«A me sembra un piano di merda Krinner»
La guardò divertito.
«Sarà, ma al momento è il migliore che abbiamo»
«Perché è l’unico…»
Ma non ebbe il tempo di continuare la frase che Krinner la spintonò dietro un albero mentre mirava alla sua sinistra iniziando a fare fuoco con la pistola.
«Torna a prendermi»
Le sussurrò prima di fare alcuni passi avanti, verso gli uomini che iniziavano a vedersi.
Ally non potè fare altro che obbedire.
Si nascose dentro alcuni cespugli incapace di distogliere lo sguardo.

Krinner avanzava lentamente svuotando l’intero caricatore prima di rifugiarsi dietro un albero.
Il silenzio della notte era scosso dai colpi della sua pistola e dal rumore di stivali che correvano nel sottobosco. Un uomo gridava ordini, mentre altri imprecavano o respiravano rumorosamente rispondendo infine al fuoco.
Quando si sporse per guardare nella loro direzione, un proiettile gli sfiorò la guancia graffiandola. Riusciva a sentire il rivolo di sangue colargli lungo il mento.
Altri colpirono il tronco o la terra lì accanto.
Ricaricò la pistola e riprese a fare fuoco. Non puntava sulla precisione, c’era troppa poca visibilità nella notte, ma doveva bloccarli tutti su di sé o Ally non sarebbe riuscita a fuggire.
Il suo era un piano azzardato, non era certo si potesse veramente definire un piano, ma di una cosa era certo: se Ally fosse rimasta l’unica cosa che sarebbe cambiata era che avrebbero catturato entrambi limitando ancor di più le loro possibilità di fuga. Così almeno Ally avrebbe avuto libertà d’azione.
Doveva solo sperare di non farsi ammazzare.


[...continuerà]


mercoledì 5 ottobre 2016

Awakening - Parte 22

[...]


Trovarono una rientranza del terreno sotto le radici di un paio di alberi. Potevano fare di meglio, ma in quel momento era tutto ciò che erano riusciti a trovare.
Ally accese il fuoco, mentre Krinner si occupò della legna e di migliorare un po’ il loro riparo.
Sembrava l’accampamento di un gruppo di rifugiati. Avevano messo tutto ad asciugare accanto al fuoco praticamente svuotando gli zaini e spogliandosi.
La notte lì era indescrivibile proprio come la ricordava. Gli alberi erano per lo più quelle che sembravano betulle ultra secolari dalle fronde folte ed intrecciate le une alle altre, rendevano il sottobosco estremamente scuro, ma lasciavano sempre intravvedere le stelle del cielo. C’era un costante leggero sussurro, come un leggero alito di vento che faceva quasi risuonare le foglie più piccole come fossero campanelli o bisbigli di un’altra lingua. Splendida e terrificante.
Dormirono a turno. Come ai vecchi tempi…

La mattina dopo, quando Krinner si alzò dal giaciglio dovette sciogliere un po’ i muscoli del collo.
«Sei troppo vecchio per queste cose?»
Lo canzonò Ally.
«Taci»
Lei scoppiò a ridere.
Si incamminarono presto, un’ora dopo l’alba del loro accampamento di fortuna non restava alcuna traccia.

Anche di giorno la foresta sembrava incantata, le foglie scintillavano al sole e la brezza leggera continuava a soffiare i suoi sussurri.
Camminarono per giorni, fermandosi per il pranzo e per la notte.
Erano in viaggio, dal fiume ovviamente, da ormai due settimane. Man mano che si spingevano più a sud est l’atmosfera si faceva via via più pesante e la fauna pericolosa.

Si fermarono per il pranzo sotto una grande quercia, o almeno questo sembrava. Gli alberi qui erano leggermente diversi rispetto a quelli del loro mondo. Non ci avevano mai fatto l’occhio.
I pasti pronti erano ormai finiti, quindi mentre Ally preparava il fuoco, Krinner andò a caccia.
Di solito a pranzo cacciava anche per la cena, luce e profumo di cibo erano meno pericolosi di giorno.
Tornò con una lepre selvatica che si adoperò a scuoiare e cucinare. Ally non era mai stata molto portata né per la caccia né per la cucina. Soprattutto la cucina.
Lei impiegava il tempo lucidando lo stocco e rimirandone gli zaffiri incastonati.
«Ma ti ricordi quando siamo arrivati?»
Krinner la guardò un istante replicando prima di girare la carne sul fuoco.
«Intendi due settimane fa o l’altra volta?»
«L’altra volta»
«Difficile dimenticarlo»
«Ci hai mai riflettuto? E’ ironico che qui nessuno ricordi nulla degli Dei, mentre noi che veniamo da un altro modo non solo li ricordiamo e crediamo in loro, ma li conosciamo… portiamo armi che ci hanno donato…»
La guardò intensamente. Quello stocco donatole da Silhas, la Dea della Magia e delle Fortuna in persona, era stato forse il primo dono che Ally avesse mai ricevuto in vita sua… per non parlare del valore che aveva anche senza considerare l’aura di potere che possedeva… era ricoperta di zaffiri blu, simbolo degli occhi della Dea.
Silhas li aveva guidati al suo Sotterraneo, luogo che già all’epoca non era altro che mito ed alla fine aveva personalmente ricompensato Ally con quell’arma.
«Credo che all’epoca non avessero scelta. Dovevano palesarsi a noi se volevano salvare Uras»
Lei lo guardò in silenzio annuendo.
«Ma è anche vero che evidentemente siamo piaciuti loro parecchio… gli Dei non fanno doni per semplice riconoscenza. Loro fanno doni ai loro Prescelti Allyson»
Sollevò di colpo lo sguardo puntandolo su Krinner.
«Prescelti?»
«Non l’hai mai capito? Le divinità non donano armi a mortali qualsiasi, le donano a mortali speciali ai loro occhi e cos’altro sono questi se non i loro Prescelti? …non è che hanno una serie infinita di armi magiche da donare. Esiste un solo stocco di Silhas e una sola spada bastarda di Kyra»
Lui questo l’aveva capito da molto tempo, forse perché era un chierico anche nel suo mondo… forse perché semplicemente più saggio o più “anziano” di Ally... ma era la prima volta che ne parlava apertamente.
«Ma l’essere Prescelti dagli Dei è una cosa pericolosa. Gli Dei sono saggi e potenti ma altrettanto capricciosi e spesso annoiati»
«Credi che prima o poi vorranno qualcosa da noi?»
«Finché eravamo in un altro mondo o finché dormono ovviamente no… ma noi non siamo più in un altro mondo e ci servono ben svegli»
La guardò ancora un istante prima di continuare «Stiamo per smuovere acque molto pericolose»


[...continua...]


domenica 25 settembre 2016

Awakening - Parte 21

[...]


Alla fine lo portò proprio nella Sala degli Affreschi.
Aveva trovato una via d’accesso se così si poteva definire. Dubitava che qualcuno ci fosse mai passato.
Immobile al centro della sala, guardava ciò che restava degli antichi dipinti e della storia della nascita di quel mondo.
Niente.
Non ne restava niente se non qualche macchia di colore e qualche lettera scrostata qua e là.
Sperava di ritrovare un po’ della sacralità dei tempi antichi ed invece i rampicanti e l’albero stesso avevano divorato tutto nei secoli.
Sedette a terra.
«Spogliati»
Sollevò la testa di scatto verso Allyson.
«Cosa?»
«Spogliati. Non puoi andare in giro vestito così»
Lui annuì silente ed iniziò a togliersi le armi di dosso.
Alla fine Ally se n’era andata, a trovare un posto dove lavare via il sangue aveva detto e lui era rimasto lì, con gli abiti di riserva, a fissare il nulla.
Non sapeva cosa gli fosse preso. O meglio, lo sapeva benissimo, ma non aveva alcuna intenzione di ammetterlo.
Non poteva accettare di aver perso il controllo.
Inumidì un panno con l’acqua della borraccia e iniziò a pulire il sangue dalle mani. Gli dolevano terribilmente, era anche suo quel sangue. Le nocche erano completamente sbucciate.
Aspirò l’aria tra i denti quando dovette estrarre la scheggia di un osso.
Alla fine si curò le ferite, anche se era certo di non meritarlo.

Ally ritornò piuttosto in fretta. Gli abiti fradici in una sacca.
«Adesso che sei presentabile è meglio se andiamo. Il traghetto partirà tra poco e che gli Dei non vogliano che lo perdiamo»
Krinner prese al volo la sacca che gli lanciò.
Non parlarono più dell’accaduto.

Era notte fonda quando, una settimana dopo, guardavano il fiume dal ponte del traghetto.
Il rumore del motore era quasi alienante la notte, copriva ogni cosa permeando l’aria con le sue vibrazioni costanti. Si distingueva appena il suono delle onde che si spezzavano.
L’acqua era uno specchio blu scuro dove si riflettevano le stelle come cristalli e qua e là le luci del ponte. Le rive erano ricoperte di vegetazione.
«Sicuro che dobbiamo saltare adesso?»
«Certo che sono sicuro»
Ribattè lui mettendo via la mmap.
Ally scavalcò il parapetto raggiungendolo, l’adrenalina a mille.
Saltando di notte nessuno li avrebbe visti e poi nessuno avrebbe notato la loro assenza, i biglietti venivano controllati solamente all’imbarco.
Krinner le fece un cenno e saltarono.
Il corpo dritto come un’asse, con i piedi ruppero la superficie dell’acqua senza quasi fare rumore. Non di certo uno che potesse sovrastare quello del traghetto.
L’acqua era gelida.
Ci volevano diversi minuti di nuoto per raggiungere la riva, erano distanti e la corrente era forte. Dopo un po’ Krinner si voltò indietro per cercare Ally con lo sguardo. Era in difficoltà.
Allyson era agilissima, ma Krinner era molto più forte di lei, e per nuotare lì servivano forza e resistenza.
Ritornò indietro.
«Aggrappati a me»
Ally non rispose, ma gli cinse il collo con le braccia. Poi Krinner riprese a nuotare verso la riva.
Quando uscirono dall’acqua si lasciarono cadere sulla riva esausti.
«Grazie» riuscì a dire Ally mentre cercava di riprendere una certa regolarità nel respiro.
Krinner come tutta risposta le lanciò un sorriso divertito.
Dopo un paio di minuti si rialzò osservando i dintorni.
«Credo sia meglio se troviamo un riparo al più presto. Non mi piace qui, siamo troppo esposti e abbiamo bisogno di riposo e di un fuoco. Assolutamente un fuoco»
Allyson annuì alzandosi a sua volta.


[...continua...]

domenica 18 settembre 2016

Awakening - Parte 20

[...]


Krinner voltò leggermente lo guardo tagliente verso di lei prima di replicare.
«Poteva essere una cosa divertente, e invece non sarà altro che una perdita di tempo per colpa tua. Avremmo potuto evitarli se fossi andata in avanscoperta per controllare la zona »
«Cosa? Sarebbe colpa mia adesso?! Non mi hai neanche detto dove volevi andare fino a due minuti fa!»
Quello che doveva essere il capo si spazientì.
«Piccioncini, smettetela con questo battibecco. Dateci quello che avete rubato alla Signora e vi lasceremo vivere»
Lo sguardo di Krinner si fece incredulo.
«Ma siete seri?» ed allargò le braccia come ad indicare le proprie armi.
L’uomo lo ignorò completamente continuando come se non lo avesse sentito.
«Beh… la ragazza almeno, sarà divertente»
Krinner puntò lo sguardo gelido su di lui.
«Puoi ripetere?» la sua voce era bassa e atona.
Ad Ally si gelò il sangue nelle vene di colpo. Krinner era pericoloso, veramente pericoloso quando era arrabbiato… e quella voce significava solo che non era arrabbiato, ma incazzato nero.
«Sentite ragazzi, lasciate perdere. Noi abbiamo da fare e voi volete restare vivi no?»
Cercò di dissuaderli, ma l’unica risposta che ottenne fu che quello dietro di lei le si avvicinò fino a puntarle la pistola alla nuca.
Ci fu un rapido scambio di sguardi. Sapevano esattamente cosa fare.
L’unico problema era che Krinner non vedeva l’ora di sfogare un po’ della propria rabbia in qualcosa di più costruttivo di un inutile litigio verbale.
Accadde in una manciata di secondi.
Ally estrasse da chissà dove un pugnale e lo piantò nel ventre dell’uomo che la teneva sotto tiro. Con una capriola si spostò di lato mentre cadeva a terra esanime e lanciò la lama dritta nella gola dell’altro uomo che era lì accanto.
Quello che era il capo del gruppo iniziò a sparare su Krinner che però si era già spostato. Gli arrivò sotto con una spallata facendogli perdere l’equilibrio e ne approfittò per dargli una gomitata alla gola, lo disarmò con facilità. Usò la pistola per sparare all’ultimo uomo rimasto in piedi. Un colpo secco proprio in mezzo agli occhi.
Poi, smontando la pistola tornò a voltarsi verso il capo che stava vomitando e cercando di respirare allo stesso tempo. Lasciò cadere i pezzi di metallo e gli diede una ginocchiata in faccia prima di avventarsi su di lui a mani nude.
Iniziò a colpirlo con tutta la forza che aveva. Continuò a colpirlo ancora e ancora. Gli facevano male le mani ma non sentiva il dolore. Non sentiva più niente. Voleva solo colpire, continuare a colpire senza fermarsi finché ne aveva forza. Non vedeva più niente, solo il rosso del sangue… di chiunque fosse.
Poi qualcosa gli saltò addosso da dietro. Sentì delle braccia stringergli il collo fin quasi a soffocarlo.
Si divincolò scaraventando l’assalitore lontano, ad un paio di metri da lui.
Questi rotolò al suolo rialzandosi immediatamente. Qualcosa non andava…
Gli stava parlando, ma non capiva cosa gli stesse dicendo.
Avanzò verso di lei estraendo la spada.
Gliela puntò contro, ma l’altra non si mosse.
Stava ancora parlando… e qualcosa iniziò a penetrargli nella mente, come il vento del mattino che disperde la nebbia.
«Krinner, sono Ally… Krinner per gli Dei ritorna in te!»
Si bloccò di colpo.
Ally era accucciata a terra, come un gatto in procinto di saltare e lo fissava con gli occhi sbarrati. Aveva il fiato corto e delle goccioline di sudore le rigavano le tempie.
«Ally…»
Lo guardò sollevata. Sembrò riprendere fiato lentamente mentre si rialzava ancora guardinga.
«Dobbiamo andare via di qui subito»
Lui la guardò un attimo senza capire, poi seguì il suo sguardo.
Dietro di loro giacevano i cadaveri dei loro assalitori. Tre erano state morti pulite, ma uno… aveva il volto completamente massacrato, non ne era rimasto altro che una poltiglia sanguinolenta.
Si guardò le mani, erano ricoperte di sangue così come metà dei suoi abiti.
«Krinner sbrigati, dobbiamo andarcene subito da qui»
Lui annuì in silenzio e la seguì, ovunque stesse andando.


[...continua...]


domenica 11 settembre 2016

Awakening - Parte 19

[...]


La mattina dopo fecero colazione in silenzio.
Krinner non sembrava affatto riposato, ed il suo umore non aveva tratto alcun giovamento dalle poche ore di sonno.
Finito il pasto Krinner parve prendere un lungo respiro, poi poggiò sul tavolo la mmap.
Fece scorrere il rotolo della mappa fino alla zona subito a est di Esmerad girando la rotella laterale mentre guardava oltre la lente di ingrandimento che ricopriva il lato superiore della scatola.
«La zona che vogliamo raggiungere si trova qui»
Ally annuì in silenzio lasciando che fosse lui a guidare la conversazione, ma nel frattempo aveva già messo lo zaino svuotato sul tavolo.
Krinner piegò la mmap di lato mentre girava la manovella estraibile per azionare la lampadina all’interno e proiettare il fascio di luce all’interno dello zaino.
Entrambi si incurvarono per vedere meglio all’interno dove nella penombra si poteva distinguere la mappa della foresta proiettata sul tessuto.
«E’ quasi ai confini con la Foresta della Notte, l’unica zona che neanche i bracconieri smaniano di raggiungere»
La guardò alcuni istanti prima di proseguire.
«Ovviamente sarà una lunga camminata»
Lei annuì.
«Ma possiamo ridurre di qualche settimana se prendiamo il battello a vapore per Liconia. Ma siccome non fa scali intermedi… dovremo saltare più o meno in questo punto»
Indicò la mappa dopo aver girato di nuovo la rotella.
«Vuoi dire che dovremo saltare giù dal battello? Nel Crysal?»
«Sì»
Rispose conciso.
«Fantastico!»
Ally adorava le avventure… avventurose… e Krinner non potè che trattenere a stento un sorriso divertito.
«Il battello parte tra un’ora. Ho già chiesto all’oste di prepararci  del cibo per il viaggio»
Detto questo si alzò sollevando lo zaino da terra.
«Krinner»
Lo fermò Ally prima di incamminarsi verso l’uscita a sua volta.
«Queste cose che hai rubato…»
Lui alzò leggermente le spalle interrompendo a metà la sua frase.
«Anch’io ho imparato qualcosa in tutti questi anni assieme»
«Ah, beh… non è questo il punto»
Il tono era un misto tra il divertito e l’orgoglioso di lui, proprio come il suo sguardo.
«Ma lo sai che ci verrà a cercare vero?»
Krinner annuì con un leggero cenno divertito che preoccupò Ally non poco.

Dopo quindici minuti di cammino erano quasi arrivati.
Non al molo ovviamente.
«Krinner… il molo non è da questa parte»
«No. Andiamo alla Sala degli Affreschi»
«Hai visto com’è il Grande Albero… credi si riesca ancora ad entrare?»
«Troverai un modo»
E continuarono a camminare il silenzio. Krinner non era comunque proprio di buon umore.
Krinner voleva ritornare in quella sala. Era la cosa più vicina ad un santuario che probabilmente esisteva ancora su tutta Uras. Sentiva il bisogno di ammantarsi ancora una volta della sua aura di sacralità.
Quando svoltarono l’angolo, quattro uomini bloccarono loro la strada chiudendoli da entrambi i lati.
Erano il peggiore degli stereotipi del rapinatore.
Faccia sporca di qualche grasso maleodorante, occhi infossati, muscoli nascosti sotto abiti grezzi ma pratici per le fughe veloci, lunghi coltelli alla cintura e pistola in mano. E quel sorriso viscido che lasciava intravvedere qualche dente mancante.
Ally sospirò rumorosamente.
«Cos’è uno scherzo? ...ha mandato un branco di accattoni per riprendersi la mmap»


[...continua...]

domenica 4 settembre 2016

Awakening - Parte 18

[...]

Era quasi l’alba quando Krinner ritornò alla stanza della locanda che divideva con Allyson.
Entrò in silenzio chiudendo la porta dietro di sé. Lei lo stava aspettando alzata.
Seduta sul letto lo guardava incerta su come accoglierlo.
La guardò alcuni istanti poi le lanciò un sacchetto di pelle piuttosto pesante.
«Ho dovuto aspettare… in molti ci hanno visti lasciare la locanda e più della metà ne conosceva anche il motivo. Sta ancora dormendo come un sasso… cosa c’era in quella siringa?»
Ally fece spallucce con un sorrisino tutt’altro che rassicurante mentre apriva il sacchetto, c’era l’intero piatto della serata compresa una scatoletta di legno con rifiniture in ottone.
Allyson sgranò gli occhi per un istante.
«Ma quella è una mmap!»
«Una mini mappa portatile, M.MA.P. esatto»
Dopo alcuni istanti di silenzio in cui Allyson non volle alterare ulteriormente il suo umore già piuttosto cupo, Krinner parlò di nuovo.
«Per un attimo ho temuto che volessi veramente vendermi per vendicarti di quella volta al passo»
Per un attimo l’aveva pensato davvero, ma non era certo il caso di dirglielo.
«Svegliami tra due ore, partiamo subito dopo l’alba. Prima che si svegli anche lei…»
E si gettò sul letto vestito così com’era.

Si coprì gli occhi con l’avambraccio e prima di addormentarsi ripensò a Dom… al perché erano lì, al perché erano tornati in quel mondo… agli Dei… ed inevitabilmente, alla prima volta che erano giunti su Uras.
  

Erano stati assunti dall’università della costa sud del regno.
Di fatto non si erano mai visti prima ed effettivamente, se non fosse stato per quel lavoro probabilmente non si sarebbero neanche mai rivolti la parola.
Il gruppo era strano e male assortito, non tanto per le competenze, perché per quello il loro datore di lavoro si era impegnato bene, ma per carattere e provenienza di ciascuno.
C’erano Said, un grosso guerriero con armatura pesante, scudo e ascia, e suo cugino Ismael, più agile e veloce, armatura leggera di cuoio e due spade corte, capace di seguire bene le tracce e stanare le prede più impensabili ovunque fossero. Venivano dai deserti dell’est, parlavano sempre dei loro cammelli e delle ricchezze che avrebbero riportato a casa. Di fatto, nessuno aveva mai indagato a fondo per capire se fossero veramente parenti.
Poi c’era Nithraldar lo stregone mezz’elfo. Un tipo di città, tanto taciturno quanto facile all’ira nei momenti meno opportuni. Del tutto inadatto all’avventura si sarebbe detto... Krinner aveva sempre avuto il dubbio che avesse accettato il lavoro perché diseredato dal paparino per qualche capriccio che solo i nobili potevano comprendere.
Allyson. Una ragazzina magrolina dai lunghi capelli ricci rossi come le fiamme e gli occhi verdi. Di un’agilità quasi inquietante, originaria della capitale dove sicuramente aveva già derubato le ville di tutti i nobili che vi risiedevano. Ne era stato certo fin dal primo istante in cui l’aveva vista.
E poi c’era lui, veniva dall’estremo occidente, dove le terre confinavano con il reame dei demoni, dove tutto ciò che contava era la forza per sconfiggerli. Ed assieme alla forza e all’abilità nell’uso della spada, lui aveva anche la fede in un ideale, nella forza del bene stesso e questo probabilmente era basto agli Dei per concedergli il loro potere.
Aveva da subito legato con Allyson. Forse perché era talmente giovane che se ne sentiva quasi responsabile, o forse perché lei gli si era affezionata. Erano sempre andati d’accordo.
Ma l’importante è che stavano viaggiando su un mezzo alimentato dalla magia, quando una tempesta di fulmini si era abbattuta su di loro. Non c’era stato scampo.
Il mezzo si era rovesciato finendo la sua corsa nel mezzo della foresta abbattendo diversi alberi. Ma loro ne erano miracolosamente usciti vivi.
Ci era voluta qualche ora ma alla fine si erano resi conto che qualcosa non andava, che il mondo era diverso. Le costellazioni erano diverse… e nel cielo notturno c’erano ben due lune, non una sola.
Nessuno di loro aveva il potere di viaggiare tra i mondi, non ancora almeno… solo molto dopo compresero che quella tempesta di fulmini altro non era che un rarissimo portale che si era aperto su Uras.
Quando erano giunti a Esmerad, ancora sperduti e alla disperata ricerca di un modo per ritornare a casa, avevano trovato il Grande Albero.
All’epoca Esmerad era una città grande sì, ma era quasi una sola cosa con la foresta. Gli edifici erano tutti in legno, se non addirittura parte di alberi viventi.
Nel mezzo della città sorgeva l’albero più grande di tutti, talmente grande che al suo interno c’era la Sala degli Affreschi. Immensa.
Quando l’avevano trovata ne erano rimasti affascinati.
Era la sala di udienza dei sovrani dormienti, per cui era aperta al pubblico durante il giorno.
Pareti, pavimento e soffitto erano interamente ricoperti di affreschi che rappresentavano la storia della creazione di Uras e vi era scritta anche la storia della nascita degli Dei.
Lì avevano incontrato per la prima volta Draconos, nella sua forma de Il Guerriero dagli Occhi di Luce, una delle divinità maggiori di Uras, anche se non lo sapevano ancora.
Ed era sempre a Ethernia, che erano finiti in una rissa epocale con Kira, la Guerriera Rossa, la più giovane delle divinità, ma non per questo meno potente, che si era presa una mezza cotta per lui donandogli niente di meno che la sua spada bastarda. La stessa spada che portava ancora oggi.
Erano stati loro a indirizzarli verso Astar, la città più suggestiva ed inquietante di tutte, sospesa tra le stelle come fossero un oceano, facendo sì che iniziassero a mettere insieme i pezzi della conoscenza che li avrebbe ricondotti a casa salvando Uras.
Incredibile come all’epoca non facessero che incontrare divinità ovunque andassero, mentre ora che ne aveva bisogno più che mai erano completamente sparite dalla circolazione.
Doveva ammettere però che se quella volta non fossero intervenute, il loro mondo sarebbe caduto.

Mentre adesso sarebbe stato solo lui a cadere.


[...continua...]


domenica 28 agosto 2016

Awakening - Parte 17

[...]


Krinner osservava silente sorseggiando la sua birra. Non era male tutto sommato. Ma era un po’ preoccupato per Ally. Stava alzando la posta sempre di più e la donna sembrava starle dietro. Aveva già vinto parecchio, e quella era l’ultima partita dichiarata.
Per di più fino a quel momento nessuno aveva parlato molto della foresta. Certo, qualche battuta sullo scomparire al sud… ma niente di rilevante per loro.
«Rilancio di cento monete» fece la donna.
Tra gli altri giocatori si levarono dei mormorii di disappunto.
Ally invece sorrise con aria affabile.
«Ci sto»
«Hai finito le monete ragazza»
Le fece notare l’altra.
«Sì vero, ma mi gioco lui»
E con il pollice indicò dietro di sé. L’altra fisso lo sguardo su Krinner che nel frattempo si stava avvicinando con espressione quasi feroce.
«Che diavolo stai facendo Ally»
«Ricambio il favore dell’ultima volta»
Krinner rimase a guardarla alcuni istanti a bocca semiaperta torreggiando su di lei con tutta la sua imponenza.
«La situazione è diversa»
«Sì e no»
Stava per replicare quando la donna lo bloccò con una semplice e chiara parola.
«Accetto»
Si voltarono entrambi verso di lei. Ally con un’espressione divertita anche se lo sguardo tradiva incertezza e qualcos’altro di non ben definito e Krinner prossimo alla collera.
«Non puoi farlo»
«La ragazza l’ha  appena fatto» sorrise la donna.
Ed Ally gli sussurrò «Neanche tu potevi»
Lui la guardò sgomento mentre calavano le carte «…perderai di proposito…»
Ally sembrò non sentirlo, stava dicendo qualcosa alla donna.
«Lui però vale più di cento monete… dovrai tornarmi un po’ di quel piatto»
«Non credo proprio tesoro»
Ovviamente Ally aveva perso.
La donna raccolse il guadagno della serata, monete, un paio di pistole, un pugnale e fece cenno a Krinner di seguirla.
Lui guardò Ally prima di incamminarsi.
La sua espressione era una difficile via di mezzo tra l’incredulità e l’ira più profonda, ma lei si limitò a fargli l’occhiolino e fissare per un brevissimo istante la tasca destra dei suoi pantaloni.
Krinner se n’era accorto a malapena tanto che la sfiorò quasi distrattamente… ma c’era qualcosa. Quando diavolo gli aveva infilato una siringa in quella tasca?
La consapevolezza di non essere stato venduto dopotutto, gli diede un certo sollievo, ma un tempo si sarebbe divertito un mondo per una cosa del genere. Avrebbe riso e fatto qualche battuta. Adesso era un uomo in lutto.
Era passata una settimana soltanto da quando Dom era stata rapita eppure sembravano già passati secoli. E Krinner non faceva che pensare a lei. Il problema non era l’amore, era  il senso di colpa e di impotenza. E dopotutto era proprio per questo che avevano attraversato Limeraw: ritrovare forza e potere.
E quella donna sembrava conoscere la Foresta dove loro volevano andare. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per ottenere ciò che gli serviva.

Seguì la donna fuori dalla locanda in silenzio. Attraversarono alcune vie più o meno affollate fino ad un edificio fatiscente dove non arrivava la luce dei lampioni.
L’interno era spartano, un focolare ancora acceso, un letto, un tavolo e un paio di sedie.
«Vivi qui?»
«Non proprio»
Lui annuì. Il posto aveva tutto l’aspetto di una casa occupata. Molte delle case di quel quartiere erano abbandonate e venivano occupate temporaneamente dai viaggiatori. L’importate era dormire con un occhio aperto.
Si chiusero la porta alle spalle.
Lei lo guardò attentamente. Sembrava piacerle quello che vedeva.
Si tolse il cinturone poggiandolo rumorosamente sul tavolo assieme al cappello.
«Non vuoi sapere come mi chiamo?»
«Non ha importanza»
Fu la sua gelida risposta.
«Non pensavo di essere così male…»
Ma non sembrava realmente intaccata nell’orgoglio.
Lui la fissò in silenzio prima di parlare.
«Non lo sei» e la spinse contro la parete con violenza schiacciandola con il corpo.
La tenne inchiodata con la mano sinistra mentre calava le labbra voraci sul suo collo e lentamente estraeva la siringa con l’altra.


[...continua...]


domenica 21 agosto 2016

Awakening - Parte 16

[...]

Il lungo bancone di legno era alla destra della porta, un oste di mezza età, dai lunghi baffi grigi e dalla testa glabra era intento a pulire dei boccali di vetro. Alcune cameriere con le camicette talmente scollate da lasciar vedere tutto servivano ai tavoli con enormi vassoi di metallo sporco.
Le luci erano calde ma leggermente intermittenti. L’elettricità qui, non arrivando per vie legali, non era affidabile.
Sul fondo della sala una scala conduceva al piano di sopra. Un uomo stava salendo tenendo a braccetto una prostituta. Non era una supposizione, era più che palese.
Gli avventori erano per la maggior parte ubriachi. Nell’angolo in fondo un gruppo di uomini che sembravano degli evasi, e probabilmente lo erano. Mentre al bancone un uomo che poteva essere un cacciatore di taglie così come un semplice avventuriero affogava i suoi problemi nella birra.
«Ah, mi sembra di essere tornata ai vecchi tempi!»
Fu il commento entusiasta e fuori luogo di Ally che fece scoppiare a ridere Krinner.
Si avvicinarono al banco.
«Benvenuti»
L’oste li aveva evidentemente notati subito.
«Buonasera, vorremmo un pasto e una stanza per la notte»
«Quindici monete in anticipo»
Krinner annuì ed Ally posò sul tavolo le monete giuste.
L’uomo sembrò quasi ignorarli ma voltando la testa di lato urlò prendendo le monete.
«Anna! Prepara la stanza dieci! E servi i signori  al tavolo quattro»
Che di fatto era l’unico tavolo libero.

Il cibo non era male, e il servizio era veramente… scadente. Proprio come ai vecchi tempi.
Ovviamente dopo una certa ora la locanda si trasformò in una specie di bisca clandestina con tanto di affitto delle stanze a ore per chi voleva intrattenersi diversamente.
E a quanto pareva gli affari andavano piuttosto bene.
Il vociare era talmente alto che dovevano parlarsi quasi nell’orecchio per riuscire a sentirsi oppure gridare da un lato all’altro del tavolo.
«Dobbiamo trovare qualcuno che conosca bene la foresta, e non la parte dove vanno tutti. Ci serve qualcuno che vada nel cuore della foresta, verso sud est, dove la gente normale ha paura di andare»
«Dobbiamo trovare dei contrabbandieri o dei bracconieri... o fuggitivi»
«Beh la locanda giusta dove cercare ce l’abbiamo no?»
Krinner annuì.
«Ma non sarà facile farci raccontare dei luoghi dove non vogliono che altri mettano piede»
«No… ma un’idea su come iniziare ce l’ho»
Poi Ally lo guardò con una strana luce negli occhi.
«Vado a giocare a carte»
«Ally… non vorrai scatenare una rissa vero?»
«Ma no… Se si ubriacano e giocano, magari qualche informazione potrebbe scappargli no? …e poi anche se scoppiasse una rissa ci sei tu. Ricordo che te la cavi piuttosto bene»
E senza aspettare una risposta si alzò andando verso un gruppo di uomini seduti al tavolo più grande della sala.
Erano in cinque più un moderatore. Li osservò alcuni minuti. Krinner sapeva che li stava studiando. Ally era un genio del gioco d’azzardo… o del baro se proprio vogliamo.
Quando finirono la partita, prima che ne iniziassero un’altra Ally si intromise.
«Vorrei giocare»
«Ehi tesoro, sei sicura che non hai sbagliato lato della Locanda?»
Scoppiarono tutti a ridere per alcuni secondi, finché non notarono Krinner dietro di lei.
«Oh ma dai Krinner… me la so cavare da sola! Mi rovini il divertimento così»
Lui sospirò e tornò a sedersi.
Ma gli altri le avevano fatto spazio al tavolo intanto.
Prima che iniziassero si unì un’altra donna. Sembrava una veterana, di bell’aspetto… e piuttosto rispettata a quanto pareva.
La osservò con attenzione. Sulla trentina, alta, muscolatura agile. Ben armata. Al corsetto portava una bussola e dalla tasca le usciva l’angolo di una mappa. Le scarpe erano leggermente infangate. Una serie di altri dettagli lasciava intuire che il suo “lavoro” doveva avere a che fare con la foresta. Ma soprattutto notò che lo sguardo della donna si era soffermato un po’ troppo su Krinner.
Sul volto di Ally si disegnò un sorriso ed il suo sguardo si fece pericolosamente divertito.


[...continua...]

sabato 13 agosto 2016

Awakening - Parte 15

[...]


Gli sembrava  di essere tornato ai vecchi tempi in cui non erano altro che avventurieri in cerca di fama, gloria e ricchezze. Gli venne da sorridere. Indossavano comodi vestiti da viaggio, zaino leggero con lo stretto indispensabile e tante di quelle armi addosso da far impallidire un’armeria.
Krinner indossava una leggera armatura di cuoio. Portava la spada sulla schiena, semicoperta dallo zaino. Alla coscia sinistra era ancorata la balestra automatica, i dardi gli ricoprivano i bracciali su entrambi gli avambracci. Ai fianchi portava due pistole a canne mozze, i proiettili in un cilindro ancorato alla cintura dietro la schiena. Negli stivali un pugnale e un’ascia da lancio.
Allyson indossava abiti neri attillati al limite della decenza. Al fianco sinistro portava lo stocco, alla coscia destra erano invece ancorati tutti i suoi attrezzi da scasso. I pugnali erano ben nascosti in punti che lui non aveva alcuna intenzione di scoprire. Sorrideva guardando il paesaggio mentre sistemava il piccolissimo zaino sulla schiena.
Effettivamente doveva ammettere che il paesaggio era splendido dallo zeppelin.
Ormai stavano sorvolando i Monti Silhaen. Il cielo era ancora rischiarato dal sole, ma in lontananza si vedevano le stelle laggiù dov’era il bordo. Dove il mondo finiva. Letteralmente.
Si teneva saldamente alla balaustra. In qualche strano modo, riteneva mille volte più sicuro un incantesimo di volo piuttosto che quelle macchine volanti create dagli uomini.
Ally lo guardò alcuni istanti cercando di rimanere seria.
«Dai Krinner, atterreremo sani e salvi»
L’unica risposta che le diede fu un gesto di stizza.

Erano partiti dalla torre di volo di Ethernia ormai da parecchie ore quando iniziarono a intravvedere i tetti della capitale e le luci che ne rischiaravano le strade.
La torre di volo qui era in periferia, sulla strada principale che portava alla città. Ci volle una mezzora buona di cammino prima di arrivare.
Esmerad: la capitale di Limeraw. Era immensa. Sorgeva nel mezzo della Foresta. Gli edifici erano tutti di pietra ormai, alti e grigi. Si confondevano tra loro nella leggera nebbiolina prodotta dalle lavorazioni meccaniche del quartiere industriale. Ma la città vecchia, così la chiamavano, era ancora costruita in legno, con molti più alberi… anche se ormai era quasi del tutto abbandonata. Non ci viveva più nessuno lì. Almeno non ufficialmente.
Attraversarono le vie lastricate fino alle sponde del fiume Crysal.
«Mette un po’ di malinconia guardare Esmerad ora»
«Sono passati secoli da quando siamo stati qui la prima volta Ally… non poteva essere ancora tutto come allora»
«No, è vero… ma il Grande Albero ormai non è più neanche un edificio… è solo un albero»
«Qui nessuno ricorda più ciò che è stato allora, credono siano tutte leggende. Il Re Dormiente, la Regina d’Argento…»
«Sì, vero»
Poi lo guardò un istante incuriosita.
«Dove stiamo andando?»
«Speravo di trovare una locanda nella città vecchia»
«E’ un quartiere malfamato adesso… lo sai vero?»
«Sì, ma mi sento nostalgico»
Ally annuì. Dopotutto si sentiva nostalgica anche lei.

Le strade si erano fatte via via più sporche, gli edifici più fatiscenti. I cavi della corrente elettrica rubata alle vie principali pendevano da un edificio all’altro in modo allarmante. Ma continuavano ad esserci molte persone in giro. Dopotutto era quasi ora di cena.
C’erano mendicanti, ubriachi… cacciatori di taglie e tipi decisamente poco raccomandabili. Umani, mezzelfi e nani, decisamente pochi gnomi e praticamente nessun elfo. Passarono un carretto di spiedini di carne e un gruppo di guardie fuori servizio che gettava i propri soldi a un tavolino dei dadi.
Si fermarono davanti a un’insegna di legno inciso che diceva “Locanda L’Ultima Notte”.
La porta era di legno scheggiato con inserti di vetro colorato. Dall’interno proveniva un rumoroso vociare e delle risate.
Krinner entrò per primo tallonato da Ally.


[...continua...]


domenica 7 agosto 2016

Awakening - Parte 14

[...]

Krinner rimase in silenzio sfogliando il fascicolo.
Allegati c’erano alcuni vecchi ritagli di giornale su Dom e uno schizzo del Marchio.
«Per gli Dei…»
Allyson gli prese di mano il fascicolo e ricominciò a sfogliarlo.
Krinner si sollevò e andò alla finestra. Non si vedeva altro che il muro dell’edificio a fianco, a due metri di distanza. Era già un miracolo che vi arrivasse la luce dei lampioni della via principale. Ma non era il paesaggio che voleva ammirare, era solo un modo per distogliere lo sguardo, per riflettere.
Si era steso di fronte a loro il peggiore degli scenari possibili… talmente “peggiore” da non averlo neanche immaginato.
L'unica possibilità che avevano era ritrovare gli Dei e riavere i poteri che l’avevano portato fin lì, poteri che ormai gli appartenevano. Il ché era tutto dire.
«Dove diavolo sono finiti… dannazione! DOVE SIETE FINITI DANNATI DEI DI QUESTO SCHIFO DI MONDO?!»
Gridò dando un pugno sul muro talmente forte da far sanguinare le nocche.
«Krinner! Non si maledicono gli Dei! E se ti stessero ascoltando? Se si offendono?»
«E chi cazzo se ne frega! Che si offendano pure. Se stanno ascoltando potrebbero almeno rispondere!»
«Krinner…»
«No, non me ne starò zitto… non sono morti altrimenti non avrei più nessun potere, e sappiamo benissimo che qualcosa mi è rimasto. Quindi stanno dormendo da qualche parte… perché la guerra non l’hanno persa altrimenti il mondo non sarebbe più qui. E se stanno dormendo posso sfogarmi quanto mi pare! E se mi stessero ascoltando allora tanto meglio, così magari se si offendono potrebbero venire qui a punirmi! DOVE CAZZO SIETE?!»
Allyson rimase in silenzio. Non poteva negare che Krinner avesse ragione, anzi, il suo ragionamento filava benissimo. Ma non era tanto certa che offenderli avrebbe aiutato. Non è che se uno dorme e si sveglia sentendo qualcuno che lo insulta poi è abbastanza di buon umore da fargli anche dei doni…
«Ma certo!»
Krinner si voltò a guardarla.
«Certo cosa?»
«Dobbiamo trovarli!»
«E dove andiamo a cercarli? Potrebbero essere ovunque… Potrebbero volerci secoli, sempre che siano su questo piano»
«Ma no, ascolta. Quando siamo arrivati qui abbiamo cercato dappertutto leggende sugli Dei per capire che fine avessero fatto, per poter tornare a casa»
«Sì, e non abbiamo trovato altro che leggende»
«Esatto! Ma sappiamo che il novanta percento delle leggende qui non è altro che un ricordo di una realtà ormai dimenticata da secoli. La magia è una leggenda, gli Dei sono leggende… ma la magia qui c’era, e gli Dei anche! Ma non abbiamo mai verificato fino in fondo quello che avevamo scoperto»
«Ti riferisci alla Foresta delle Stelle?»
«Esatto!»
Ally lo guardava raggiante, per lei avevano trovato la soluzione, la risposta alle loro richieste.
Krinner si passò una mano tra i capelli riflettendo alcuni istanti.
Anni prima, quando erano finalmente ritornati su Uras si erano resi conto che l’Ultima Guerra doveva aver spossato talmente tanto gli Dei tutti che erano spariti dalla vita dei mortali al punto che questi ultimi si erano rapidamente dimenticati della loro reale esistenza.
Avevano indagato a fondo, perché senza i pieni poteri di Krinner non sarebbero potuti tornare sul loro mondo e avevano trovato solo leggende.
La più famosa diceva che gli Dei, stanchi del mondo e dei mortali, si erano ritirati nel folto della Foresta delle Stelle dov’erano sprofondati in un sonno eterno.
Sia Krinner che Allyson però sapevano anche che quella foresta era la dimora dei Lumenor, antica razza da sempre contrapposta agli Ikeras che aveva praticamente fatto sì che il mondo si dimenticasse della loro esistenza.
«…non ci sarebbe luogo migliore per dormire se non uno sorvegliato dai Lumenor…»
«Esatto! E poi su quella foresta ci sono una marea di racconti terrificanti, la gente la teme quasi quanto Laimach»
Krinner non potè che annuire. Ally aveva ragione.

Due giorni dopo erano in viaggio.


[...continua...]