mercoledì 13 aprile 2016

Awakening - Parte 1

Ricordo ancora quanto splendido fosse quel tramonto… simile a tanti altri e completamente ignorato da un’intera città senza riposo. A nessuno piaceva guardare a est.
Eppure, l’est, quello vero, nemmeno lo si poteva vedere da Ethernia. I Cancelli, quello era l’unico e vero confine di Limeraw, l’origine di tutti gli incubi dell’intera Uras.
In realtà, non mi è mai importato niente di incubi e confini. Semplicemente mi piaceva la pace che quel paesaggio incontaminato dai densi fumi delle ciminiere mi infondeva nell’animo.
Guardavo l’oscurità sostituire la luce e lentamente macchiarsi di stelle. Poetico e terrificante al tempo stesso. Più lo guardavo, più ricordavo che c’era stato un tempo in cui mi ero sentita in pace, un tempo in cui non credevo nelle differenze tra razze e culture. Un tempo in cui avevo amato anche Laimach.
Un tempo che si era sbriciolato come terra arida al sole. Un tempo di cui non restavano altro che polvere e cicatrici.
Mi voltai sistemando meglio il cappello giusto in tempo per vedere il vento autunnale trascinare delle foglie secche oltre la balaustra del parco, giù fino alle basi dei pilastri che sostenevano la città.

Non vedevo l’ora di andare a casa e farmi una bella tazza di tè fumante, un bagno caldo e dormire. Soprattutto dormire.
Quando…
«Capo! Hey capo!»
Allyson mi stava rincorrendo con un’energia che andrebbe riservata solo per il mattino.
Mi fermai aspettandola.
«Dove hai messo la sciarpa…?» La rimproverai non appena notai un brivido di freddo percorrerle il corpo.
«Ah, sì la sciarpa… credo di averla lasciata all’agenzia, non ne sono sicura perché devo averla dimenticata lì ed avendola dimenticata non è che mi ricordi dove, però visto che vengo esatt…»
«Lo sai che chiudiamo la sera vero? …tutti i giorni la sera chiudiamo Allyson…»
Aveva la terribile abitudine di lasciarsi intenerire dai clienti che arrivavano dopo l’orario di chiusura, ed io ero veramente esausta.
Quella sera tutti i miei anni non dimostrati, da perfetto mezzosangue, si stavano facendo sentire.
«Lo so, lo so! Ma stavo sostituendo la lampadina dell’insegna, sai quella che si è bruciata l’altro giorno? Ed è arrivata questa ragazza… era disperata. Andava in giro chiedendo a tutti dove fosse la Rehisen Investigazioni… e dovresti vederl…»
La cicatrice all’occhio iniziò a farmi male. Lo faceva di rado.
«Non dirmelo… l’hai fatta entrare…»
«Beh, se proprio vuoi non te lo dico…»
Mi guardò con l’aria a metà tra il contrito e lo speranzoso.
Non ho mai saputo resistere a nessuna delle richieste di Allyson. Mai.
«D’accordo, andiamo allora»
Fece per fare un salto, fermandosi poi all’improvviso.
«Vado a chiamare anche Krinner»
La guardai. Se voleva ci fosse anche lui allora non doveva essere un caso di gatto scomparso.
«Ci vediamo lì»
Annuì e partì di corsa.
La guardai allontanarsi prima di incamminarmi sempre più lontano dal mio bagno caldo.
Ancora non lo sapevo, nessuno di noi lo sapeva… ma il lavoro che accettai quella notte cambiò per sempre ogni cosa.
Non ho mai creduto nel destino, ma adesso so che si riprende sempre ciò che gli sfugge al primo passaggio.
Ogni passo che facevo verso l’agenzia non era che un passo verso ciò che sarebbe stata la fine di tutto.
Credo che se Ally avesse saputo ciò che quella ragazza avrebbe portato con sé, l’avrebbe lasciata morire di terrore e disperazione per le strade di Ethernia.

O le avrebbe dato una spinta in quel senso.

[...continua]

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