domenica 17 aprile 2016

Awakening - Parte 2

[...]

Quando arrivai, le luci erano accese e nello studio una tazza di tè mi attendeva già sulla scrivania. Krinner me ne faceva sempre trovare una fumante ogni volta che entravo in ufficio.
Su una sedia era seduta una ragazza dai capelli biondi e dall’aria piuttosto pallida. Si guardava attorno smarrita.
Accanto a lei Allyson cercava di rassicurarla tenendole una mano sulla spalla.
Ally era forse la più empatica tra noi. Di corporatura minuta, una massa di capelli rossi scompigliati e grandi occhi verdi. Indossava sempre abiti pratici e scuri e portava con sé uno stocco che sono certa sapesse valeva più di un intero isolato. Lei diceva glielo avesse donato Silhas in persona, la divinità protettrice della magia e dei ladri. Non le ho mai creduto quanto avrei dovuto. Per me era la nostra piccola esperta di preziosi e di… furti.
Krinner, seduto sulla solita poltrona, era intento a pulire gli ingranaggi della sua balestra automatica. Se Ally rassicurava, lui di certo non lo faceva. Fisico imponente, camicia color crema, panciotto e pantaloni di pelle marrone, occhi azzurri e lunghi capelli castani, per non parlare dell’arsenale di armi da fuoco che si portava sempre dietro. E sì che lui era l’unico tra noi che si definisse un uomo di chiesa. Aveva un’incrollabile fede nei vecchi Dei e soprattutto una capacità di curare le ferite che aveva del miracoloso.
Non che io abbia mai creduto agli Dei… ero certa che se veramente fossero esistiti all’epoca della Grande Guerra o erano morti tutti oppure erano andati a coricarsi assieme al Re Dormiente ed alla sua sposa.
Ma soprattutto trovavo comico che gli unici tra noi a credervi fossero i due che dicevano di venire da un altro mondo.
La verità è che non mi sono mai preoccupata veramente di appurare se il loro racconto fosse reale. Non mi importava. Loro erano quelli che mi avevano salvato la vita quando di me non restava più niente… quelli che avevano raccolto i cocci della mia anima e avevano cercato di tenerli assieme con tutte le loro forze e c’erano riusciti in un certo senso. Loro erano quelli che, sconosciuti, avevo accolto nella mia vita. I soli che per me avessero importanza.

Mi sedetti alla scrivania prendendo in mano la tazza calda e guardai la giovane attraverso il vapore.
«Domiral Rehisen»
Mi guardò per un istante prima di riscuotersi.
«Domiral come quella che si dice sia stata insignita della medaglia d’onore dagli Ikeras più di trent’anni fa?»
Nel suo sguardo c’era quasi ammirazione.
Percepii la tensione di Krinner, non era bravo a dissimulare come Allyson.
«Quella è una leggenda metropoliana. Ma non posso negare che evidentemente dovesse piacere molto ai miei genitori»
Le sorrisi.
Uno dei falsi sorrisi meglio riusciti della storia.
Ma fece il suo effetto. Si rilassò un po’ di più.
Il suo nome era Sarah Mellay. Mi raccontò di come, negli ultimi sei mesi, una alla volta erano scomparse già dodici universitarie. Essendo normale che qualcuno lasciasse gli studi in corso d’anno, la cosa non era parsa sospetta… ancor meno se tra loro non c’era praticamente alcun collegamento.
Neanche lei vi aveva fatto caso finché non erano scomparse due sue amiche. Così aveva iniziato a chiedere un po’ in giro, per capire perché avessero lasciato gli studi all’improvviso ed aveva scoperto che le loro cose erano rimaste nei dormitori… poi una delle due era stata ritrovata morta alla periferia della città. Poi un’altra ragazza ed un’altra ancora.
E adesso aveva paura. Paura per le sue amiche e paura per sé stessa.
La sua investigazione era iniziata quasi per gioco, ed era finita nella paranoia di essere spiata.
Quando terminò di raccontare le feci la domanda.
«Perché non sei andata dal Corpo di Guardia?»
«Sono stata dal Corpo di Guardia, ma mi hanno dato della paranoica… mi hanno detto che se ero tanto convinta che un flagello stesse decimando le studentesse di Ethernia avrei fatto meglio a pagare un investigatore privato prima che non ne rimanesse neanche una»
Fece un attimo di pausa.
«In realtà poi ho saputo che avevano già aperto un’indagine al riguardo, ma le voci dicono che non riescono a trovare nulla. Temono un serial killer e non vogliono scatenare il panico»
La guardai in silenzio. Le tremavano le mani.
«Ma dovevo fare qualcosa, una di loro potrebbe ancora essere viva… e allora ho guardato l’elenco telefonico...»
«E hai scelto proprio noi…»
«Mi piaceva il nome…»
Sospirai.
Di fatto era disperata ed assolutamente convinta che un serial killer si aggirasse per i campus della città. E questo non era di certo strano… da quell’ufficio passava decisamente troppa gente convinta di cose ancor più assurde. Ma in fondo lei era una di quei clienti rari, una che era venuta all’agenzia perché aveva veramente bisogno di aiuto. E non aveva assolutamente abbastanza denaro da coprire nemmeno la tariffa giornaliera.
Ma questo non glielo dissi mai.
Quando terminai di chiederle anche gli ultimi ed apparentemente insignificanti dettagli, Allyson si offrì di accompagnarla a casa.
Annuii. Sapevo che se fosse accaduto qualcosa avrebbe certamente saputo come filarsela senza dare nell’occhio.


[...continua]


Nessun commento:

Posta un commento