domenica 24 aprile 2016

Awakening - Parte 4

[...]

Sembrava aver rallentato i tempi tra un omicidio e l’altro, credevamo si fosse reso conto che continuando così il Corpo di Guardia avrebbe iniziato ad indagare seriamente.
Eravamo dalle parti del dormitorio dell’università per fare un po’ di domande in giro quando sentimmo le grida di una ragazza.
Trovammo il corpo riverso sul pavimento della sua stanza. Arrivammo prima del C.G..
Analizzammo ogni cosa, Ally i punti di accesso e di fuga, mentre Krinner ed io il cadavere. Lo esaminai centimetro per centimetro con gli occhiali binoculari che portavo sempre con me sul cappello.
Strangolata come le altre da un’esperta mano maschile. Non c’erano apparenti segni di effrazione, doveva averlo fatto entrare spontaneamente. Ed anche questa aveva delle piccole bruciature alla base del collo.
Fu Krinner a trovarne la causa sotto il corpo. Questa volta il nostro assassino non solo era stato quasi colto sul fatto, ma aveva anche perso qualcosa: il ciondolo che le aveva strappato dal collo.
Era uno di quelli fatti a mano che si trovano nei mercati dei campus, cinturino in cuoio lavorato e pendente di ottone smaltato. Rappresentava Techma, la seconda luna, colorata con smalto blu e rosso.

Il giorno dopo girammo tutti i mercati frequentati dagli studenti.
Verso sera non ci restava che l’ultimo da ispezionare. La nostra bancarella doveva trovarsi lì.
Quasi nascosta da un chiosco di bibite gasate da un lato e da un venditore di sacche di lana dall’altro, era piccola ed invitate, gestita da una gentile vecchietta. Pareva che i suoi ciondoli stessero diventando una moda tra le studentesse, i più gettonati erano proprio quelli delle lune.
Ci facemmo un’idea ben precisa. L’assassino sceglieva le ragazze tra le clienti di quella bancarella.
«Potrebbe essere qui anche in questo momento» Fu Allyson a dar voce al pensiero di tutti.
Ci guardammo attorno con attenzione finché una fitta lancinante alla schiena mi fece quasi cedere le gambe. Krinner mi sorresse con aria cupa.
«Tutto questo non mi piace, fate attenzione… qualsiasi cosa accada»
Fu allora che lo notai. Un movimento furtivo tra la folla ed un uomo incappucciato che si allontanava in fretta.
«L’ho visto… e se non è lui è troppo sospetto per non saperne niente o per non avere una taglia sulla testa»
Mentre parlavo mi staccai dalle sue braccia.
«Di là» indicai prima di proseguire «io lo seguo, voi tagliategli la strada facendo il giro dell’isolato»
Lessi la preoccupazione nello sguardo di Krinner e l’eccitazione in quello di Ally. Poi partimmo all’inseguimento.
Corsi per un paio di viali, ma più correvo, più perdevo terreno e il dolore alla schiena iniziava ad appannarmi la vista. Temevo di perderlo ormai quando svoltò in un vicolo cieco.
Gli puntai contro la pistola.
«Stenditi a terra»
Lo osservai alcuni istanti. Era alto, decisamente più della media umana e pareva anche parecchio muscoloso, ma non un solo lembo di pelle era visibile. Indossava un cappuccio camuffante, raro e costoso, in grado di occultare alla vista il volto di chi lo indossa e di alterarne leggermente la voce. Ma come ogni cosa meccanica, sarebbe bastato danneggiarne gli ingranaggi per poter vedere quello che celava.
Mi avvicinai di qualche passo quando iniziò a ridere.
Lo guardai a disagio, prima di un’altra scarica di dolore che mi costrinse in ginocchio. Respiravo a fatica. Ma non potevo mostrarmi debole, non in quel momento.
Quando iniziò a camminare verso di me sparai, ma il colpo non andò a segno.
Mi strappò la pistola dalle mani, allora cercai di estrarre la spada corta dal fodero, ma il mio corpo non rispose. Non riuscivo a capire cosa stesse accadendo e ne avevo paura.
Poi si avvicinò tanto da sfiorarmi e disattivò il cappuccio.
Fu allora che compresi ogni cosa.
Pelle rossastra, capelli color sangue… occhi come fiamme ardenti. Mi fissava con il suo sorriso inquietante e seducente che lasciava intravvedere i denti leggermente felini.
«Ti ho cercata a lungo tesoro…»
Sussurrò annusandomi il volto.
«Dhamnos»
Colui che non avrei mai voluto rivedere, colui che mi aveva ferita a morte e lasciata agonizzante ai Cancelli… il mio signore secondo la legge ikeras.
Mi sollevò con una mano sbattendomi contro il muro.
«Sono molto dispiaciuto che tu non sia morta… non ti è concesso disobbedire»
La sua voce era profonda e fredda come le fiamme dell’inferno.
«Ho sempre saputo che eri sopravvissuta, il marchio mi tiene informato al riguardo. Ma solo adesso che nostro figlio è adulto, sono potuto venire a riprenderti»
Mi fissò in silenzio.
«Sono molto deluso però… ricordavo una guerriera fiera e indomita ed invece non sei altro che l’ombra di ciò che sei stata un tempo»
Nel suo sguardo c’era disprezzo.
«Comunque ti è piaciuto il mio spettacolo? Le povere ragazzine morte… dopotutto dovevo pur attirare la tua attenzione in qualche modo… anche se alla fine ci ho preso gusto»
Il suo tono divertito mi accarezzava l’anima obbligandomi a guardarlo. Era ancora così dannatamente bello e terrificante.

Dovevo fuggire, dovevo andarmene prima che arrivassero Krinner ed Ally e portarli in salvo, lontano da lui.
«Lasciami… andare…»
«Oh ma certo che no Domiral, tu mi appartieni. Aspetteremo qui i tuoi due amichetti, li guarderemo morire e poi torneremo a casa»
La sua casa.
Sentii una lacrima solitaria scendermi lungo la guancia.
«O magari potrei illuminarli un po’ sul vero significato della parola dolore e poi lasciarli qui agonizzanti. Magari hanno fortuna e non muoiono, tu che dici?»
Quello era il passato che ritornava per punirmi dei miei errori. Quando lo conobbi ero giovane e rimasi affascinata da lui al punto da commettere il più grande errore della mia vita. L’errore che mi segnò per sempre.
Ma il fatto è che, se non avessi sbagliato tutto nella vita, non avrei mai incontrato Krinner ed Allyson… e preferirei rivivere ogni singolo istante di tortura subito pur di poterli amare ancora.
Poi tutto accadde in un istante.
Krinner che puntava due pistole contro Dhamnos facendo fuoco mentre Ally correva verso di lui confondendosi nelle ombre per raggiungermi.
Ma non avevano mai visto combattere un generale Ikeras.
Invocò il Fuoco Divoratore e le fiamme mi avvolsero in una sfera rovente. Non potevo muovermi né vedere, ma sentii ogni cosa.
E piansi.

Quando le fiamme si dissolsero Dhamnos era di fronte a me. Ferito ma vivo.
Krinner ed Allyson a terra in una pozza di sangue.
Per la prima volta nella mia vita pregai, pregai che morissero affinché potessero trovare la pace invece di vivere nel rimpianto e nel senso di colpa di non avermi salvata.
«Aveva il tuo odore addosso» disse con indifferenza affondandomi la mano nel petto.
Non sentii dolore, solo oscurità, pace e silenzio… e le sue mani trascinarmi con lui come se nulla fosse mai accaduto.

Un tempo avrei lottato, avrei avuto la forza per farlo… sia nel fisico che nell’animo. Ma quel tempo è passato, perché, che lo avessi saputo o meno, avevo sempre avuto qualcosa per cui lottare, qualcosa da difendere a qualunque costo. Qualcosa che adesso è morto, portato via per sempre nel vento dell’eternità.


Tutto ciò che posso fare ora è restare in questa oscurità nell’attesa che le sue fumose spire si prendano ciò che resta di me.

[Fine]

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