venerdì 29 aprile 2016

Lama dell'Oscurità - Parte 1

Hyandome… Lama dell’Oscurità.
Kyermengar… Preghiera di sangue.

Pelle chiara come la luna, lunghi capelli rosso cupo e freddi occhi blu come il cielo notturno. Dalla spalla sinistra, una cicatrice di spada le saliva lungo il collo fino a toccare appena la guancia.
Seduta sulla cima di una sporgenza di pietra vulcanica osservava la vallata.
La grazia e la nobiltà donatele dalla metà elfica del suo sangue si fondevano perfettamente con la forza e la durezza della metà umana.

Silente, il suo sguardo non lasciava trapelare alcuna emozione.
Può una creatura non provare alcun sentimento? Guardando lei… potrebbe.
I capelli ondeggiavano al vento.
Alzò lo sguardo al cielo. Cielo nero come la sua armatura, nero come solo le notti nelle terre della Dea sanno essere.
La spada poggiata alla spalla.
Trentasette anni, cresciuta da un elfo in un mondo umano, cresciuta tra le braccia della Dea.
Suo padre le aveva impartito una rigida educazione sia fisica che intellettuale, a modo suo, nella sua fredda indifferenza, aveva voluto il massimo per e da lei.
Le aveva fatto studiare, oltre alle due lingue ritenute fondamentali, elfico e comune, anche il solamnico, ritenuto estremamente utile per il futuro quando avrebbe potuto aver bisogno di comprenderne le parole.
Non ha mai conosciuto sua madre e nemmeno saputo chi fosse realmente, né come o perché suo padre potesse essere arrivato a generare un figlio con una non elfa. Domande che inevitabilmente si era posta, ma alle quali non aveva mai sentito necessità di risposta. Una cosa però aveva saputo dalle sue stesse labbra: sua madre era una mezz’elfa di nome Elenril uth Methir ed era stata un grande Cavaliere del Giglio morta servendo la Dea.
Suo padre, Daemor Kyermengar, (letteralemente “Ombra nera” e “Preghiera di sangue”) Elfo Scuro Cavaliere della Spina da secoli al servizio della Dea, l’aveva cresciuta come una figlia, la primogenita ed unica figlia… l’aveva cresciuta per essere Cavaliere del Giglio e questa era la sua stessa volontà.
Non era stata cieca obbedienza a convincerla della devozione che provava per la Dea, era stata la certezza che nulla altro può esserci al di là di essa.
Quand’era giovane aveva creduto che altro potesse esserci. Aveva creduto nell’amore ed aveva compreso che non può esserci alcun legame tra un servo della Dea ed il suo nemico. Qualunque esso sia. Troppo era stato l’onore.
Spostò lo sguardo sul lento fiume di lava che si muoveva verso ovest.
Da quanti anni non aveva permesso ai suoi pensieri di accarezzare quel lontano ricordo?
Prese un lungo respiro.
Ormai non provava più dolore, ma a sfiorare certi ricordi se ne sentiva sempre il peso.
Sollevò il mento esponendo la cicatrice alla forza del vento.
Keyron Uth Athdon, secondo genito di una famiglia di nobili di Palanthas ormai da generazioni Cavalieri di Solamnia.
I suoi occhi scintillarono nella notte.

All’epoca suo padre aveva deciso che doveva conoscere le terre di Krynn, ma doveva farlo nel modo in cui egli ordinava. Vent’anni erano più che sufficienti.
L’aveva cosi incaricata di portare alcuni dispacci per suo conto presso un avamposto dei Cavalieri di Takhisis a sud di Solace.
Da sola sarebbe passata inosservata e l’istruzione ricevuta nell’uso della spada le avrebbe permesso di potersi difendere adeguatamente.
Il viaggio era stato duro, ma tutto era andato abbastanza bene. Gli incontri con qualche isolato bandito erano stati inevitabili, ma erano stati scontri talmente semplici da sorprenderla.

Tutto fino a quella notte.

[...continua]

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