venerdì 29 aprile 2016

Lama dell'Oscurità - Parte 4

[...]

In poco tempo aveva acceso un fuoco e vi aveva lasciato ad arroventare una spada corta che aveva con sé.
Poi l’aveva guardata negli occhi, profondamente, mentre le sollevava leggermente la gamba e senza batter ciglio aveva spinto il dardo con forza facendolo uscire.
Ogni suo muscolo si era contratto per il dolore ed un gemito le era sfuggito dalle labbra mentre il sangue riprendeva a scorrerle sulla pelle.
Velocemente Keyron aveva afferrato la spada dalla lama rovente ed aveva cauterizzato le ferite.
Hyandome aveva sussultato, solo la ragione le aveva impedito di fuggire a quel dolore che la stava sopraffacendo. Ed aveva gridato, aveva gridato dal dolore per la prima volta in vita sua. Poi aveva perso i sensi.

Anche quella cicatrice persisteva ancora.
Posò la fronte all’elsa della spada. I ricordi erano ancora vividi nella sua mente, tangibili come fossero lì davanti a lei, come se allungando la mano avesse potuto afferrarli.

Quell’uomo le era rimasto accanto curandola e poi aveva insistito per fare un po’ di strada assieme dato che anche lui era diretto a sud.
La strada era lunga ed insidiosa. Avevano avuto il tempo di conoscersi e nelle situazioni difficili ciò che ne nasceva non poteva che essere profondo. Talmente profondo che alla fine non aveva potuto fare altro che ammettere di essere profondamente attratta da Keyron, ma fu lui a fare il primo e terribile passo verso la rovina.
-      Siete bella Dom, incredibilmente…
Quelle parole l’avevano scossa. Non era il primo a pronunciarle, aveva ricevuto diverse proposte sia direttamente a lei che rivolte a suo padre e tutte erano sempre state rifiutate. Ma lui… l’aveva colpita.  Il suo sguardo grigio azzurro era penetrante e la sua voce roca l’avevano scossa nel profondo. Forse perché lui era stato l’unico ad aver suscitato in lei un interesse profondo sin da prima delle sue parole. E fu per questo che quando lui si sporse per baciarla lei non si ritrasse, né si ritrasse quando lui le disse di desiderarla.

Spesso era stata tormentata, combattuta tra la passione per lui e la consapevolezza che presto si sarebbero lasciati per sempre perché, era chiaro, che entrambi avevano intrapreso un simile viaggio per un motivo.
Ed era meglio così. Entrambi avevano intuito che l’altro era più del semplice viandante che poteva sembrare anche se non avevano mai affrontato il discorso. Preferivano ignorarlo finché avrebbero potuto, possibilmente per sempre.
Ma il destino è crudele ed il volere degli dei è più forte dell’interesse dei suoi servi.
Hyandome lo comprese bene.

Era l’alba. Quel giorno  si sarebbero separati per sempre.
Hyandome sapeva che non si sarebbero mai più rivisti. Lei doveva andare ad est per proseguire e lui diceva di doversi spingere ancora un po’ più a sud.
Si stava allontanando, decisa a non versare alcuna lacrima, perché dopotutto era stata felice al fianco di Keyron e non l’avrebbe mai dimenticato. Tanto meno avrebbe mai offuscato il ricordo di lui con inutili lacrime.
Si stava allontanando quando lui la fermò.
-      Vieni con me Dom…
-      Non possiamo… l’hai detto anche tu stesso
-      Non mi importa cosa ho detto, né cosa possiamo… io ti amo Hyandome. Vieni con me. Puoi accompagnarmi nella missione che mi è stata affidata ed io accompagnerò te… e poi potremo sposarci.
Lei lo guardò senza riuscire a dire assolutamente niente mentre lui proseguiva.
-      Sono qui per conto del Cavalierato, sono stato mandato per intercettare un corriere che porta probabilmente informazioni su di noi ad un avamposto dei Cavalieri di Takhisis
Sputò quel nome senza velarne il disprezzo.
Hyandome rimase immobile a fissarlo. Aveva temuto il giorno in cui avrebbero parlato di ciò che erano andati a fare laggiù… l’aveva temuto perché sapeva che alla verità ci sarebbe stata una sola soluzione…
-      Anch’io ti amo Keyron… ma non posso…

La voce le si spense in gola.

[...continua]

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