venerdì 29 aprile 2016

Lama dell'Oscurità - Parte 6

[...]

Si inginocchiò, un ginocchio ed una mano a terra, ed alzò gli occhi al cielo, sulla costellazione della Dea rivolgendole una silente preghiera.

Oh mia Regina Oscura,
a Te appartengono vita, pensiero ed azione.

Guida la mia mano,
reggi il mio cuore.

Che il tuo volere sia il  mio volere,
che la tua parola sia mio agire,
che il tuo ordine sia  mia vittoria

Che il Tuo silenzio sia mia comprensione.

Il mio cuore sarà forte
come l’acciaio della mia spada.
Il mio volere sarà intenso
come il Tuo ordine.
La mia corsa sarà inarrestabile
come la Tua potenza.

L’indipendenza genera il caos,
mi sottometto e sarò forte.

Adesso niente e nessuno scalfiva più il suo cuore o la sua anima. Apparteneva completamente alla Dea.
Desiderava poterla servire, un giorno, sul dorso di un drago blu. Sarebbe stata la sua più fedele e devota servitrice ed avrebbe reso onore e gloria al suo nome fino alla morte.
Viveva per la Dea soltanto, veniva prima di ogni altra cosa, anche di suo figlio.

Si alzò in piedi ed osservò la vallata. Un uomo a cavallo si stava avvicinando.
Era suo figlio, Keyron Kyermengar futuro Cavaliere del Giglio, quella sera avrebbero cenato assieme.

Quando aveva compiuto quindici anni gli aveva raccontato la storia della sua famiglia, di suo padre e del suo onore ed anche dei suoi nonni per quel poco che lei stessa conosceva.
Era fiera ed orgogliosa di lui, era forte e maturo ben più dei suoi diciassette anni.
Aveva capelli neri come suo padre ed occhi blu come lei… e gli inconfondibili tratti dei mezz’elfi.
L’aveva cresciuto come un umano ed era certa che Keyron stesso ne sarebbe stato orgoglioso nonostante la sua devozione andasse alla Dea.

Quando lo vide scendere da cavallo gli andò incontro sorridendo appena. Quel suo sorriso distante ed altero che assieme alla fierezza dello sguardo non faceva altro che aumentare quell’aura cupa e solitaria che la circondava.
-      Buona sera madre
-      Salve a te Keyron
Lui le accennò un sorriso a sua volta.

Erano incredibilmente simili tra loro nei modi e nelle espressioni… e nessun altro aveva mai potuto vedere nei loro occhi l’affetto che li legava.

Dom montò a cavallo ed insieme si diressero alla locanda della vicina città.
Agli occhi di chiunque erano due semplici compagni d’armi, chi li conosceva di più vi avrebbe forse notato un legame un po’ più forte.


Le luci della città scintillarono di fronte a loro.

[Fine]

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