sabato 4 giugno 2016

Awakening - Parte 6

[...]

Era pallida come le bende che la ricoprivano. L’odore di sangue era talmente forte che persino le sue narici umane lo percepirono.
Si avvicinò al letto quasi con il timore di spezzare il filo che ancora la teneva aggrappata alla vita con il solo spostamento dell’aria.
Le prese delicatamente la mano facendo un lento e doloroso respiro.
Poi iniziò.
Le parole gli scivolarono dalle labbra come acqua mentre passava le mani sulle sue ferite sanandole tutte.
Alla fine crollò sulla sedia esausto e sudato, ma ad Ally non restava neanche un graffio.

Quando Allyson riaprì gli occhi, la sua pelle aveva ripreso colore e lo sguardo era di chi aveva appena fatto un lungo sonno ristoratore.
Si guardò attorno e  lo trovò accanto al letto, sulla sedia. Pallido e sudato, ma le sorrise. Non appena ricordò, saltò giù abbracciandolo forte.
Gli sfuggì un moto di dolore.
Non parlarono. Non ce n’era bisogno. Conoscevano entrambi quale fosse l’uno la disperazione dell’altra.
«Andiamo a casa»
Fu tutto ciò che lei gli disse.

Non fu così facile lasciare la Casa di Cura.
I medici volevano visitarli, il Corpo di Guardia voleva delle deposizioni sull’accaduto.
Riuscirono ad evitare le visite, complice lo sguardo di Krinner. Ma le deposizioni erano tutta un’altra cosa.
Sedettero nella sala d’attesa dove raccontarono tutto o quasi.
Quasi, perché omisero entrambi il dettaglio che l’uomo che aveva portato via Domiral era un Ikeras e che possedeva poteri da chierico proprio come Krinner… ma molto più forti.
Non lo fecero per evitare di inquietare un mondo già al limite. Non sarebbe servito a nulla fomentare il già eccessivo terrore della razza Ikeras, per non parlare di quelle che tutti credevano leggende sui loro “poteri” che in realtà altro non erano che il retaggio del loro sangue demoniaco per nascita.
Quel mondo aveva dimenticato la magia molto in fretta dopo la scomparsa degli Dei, sarebbero sembrati solamente due squilibrati a parlarne.

Ritornarono a piedi. Krinner si era sempre sentito a disagio ad usare i mezzi di locomozione meccanici.
La strada era lunga e Krinner era pesante da sostenere per Ally, lo sapeva benissimo, ma lei non fece un fiato per tutto il tempo.
Sembravano passati anni, quando invece tutto era accaduto appena il giorno prima. Ma il mondo era diverso. Lo era ai suoi occhi. Era diventato vuoto e freddo. Il tempo sospeso come se sapesse che stava per accadere qualcosa di ineluttabile.
Il cielo era nuvoloso, in lontananza si udiva il rombo dei tuoni che si avvicinavano come cavalieri sul campo di battaglia.
Fu Ally a riscuoterlo dai suoi pensieri.
«Siamo arrivati!»
Cercava di mantenere un tono leggero, ma era troppo tenera per riuscire a nascondere il dolore anche dai suoi occhi.
Lo fece poggiare al muro accanto alla porta d’ingresso. In qualche modo erano saliti per due rampe di scale. Non se lo ricordava.
La vide accucciarsi davanti alla serratura ed infilarvici i  suoi arnesi.
«Perché stai scassinando la porta di casa Ally?»
«Ah… è che abbiamo perso le chiavi… dannazione a questa serratura che ho voluto mettere»
Si mise ad imprecare sottovoce nel suo dialetto mentre la serratura le resisteva.
Gli venne da ridere.
Lei si voltò a guardarlo un istante, sollevata, e poi riprese.
Dopo qualche minuto la porta si aprì cigolando.
«Ecco fatto!»

Una volta in casa, mentre lei risistemava la serratura, Krinner andò alla credenza e prese una bottiglia di whisky.
Mentre si abbandonava sul divano, un tuono piuttosto vicino risuonò nel cielo e la pioggia iniziò a battere violentemente contro il vetro alle sue spalle.
Aprì la bottiglia gettando il tappo sul tavolino. Non sarebbe servito nessun bicchiere.
Bevve una lunga e bruciante sorsata.
Ally, in piedi di fronte a lui lo osservò alcuni istanti, poi andò a sedersi sul davanzale guardando fuori in silenzio.

Sapeva che era triste e preoccupata anche lei, ma non aveva più la forza di occuparsene adesso. In realtà non aveva più forza e basta. Era dannatamente stanco e voleva solo annegare nell’oblio dell’alcool per qualche ora prima di dover riprendere le redini della propria vita e dare la caccia all’Ikeras.
Bevve un’altra lunga sorsata.
E i pensieri gli invasero la mente attraversandola come l’alta marea. Doveva solo lasciarli andare, prima o poi se ne sarebbero andati lasciando una spiaggia vuota e devastata.

Bevve a lungo, lentamente. Senza smettere fino alla fine della bottiglia.

[...continua...]


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