domenica 12 giugno 2016

Awakening - Parte 7

[...]

Allyson di tanto in tanto lasciava vagare lo sguardo nella sua direzione. Era preoccupata. Ma chi non lo sarebbe stato.
I pensieri lo travolsero.
Sensi di colpa, dolore, rabbia… dannate giustificazioni e i maledetti “se”.
Se fosse andato con lei nei vicoli anziché aggirare l’isolato? Se fosse stato più forte? Se gli Dei non fossero spariti da qualche parte? Se non avessero mai accettato quel caso?
Sospirò lentamente.
La realtà era che aveva paura. Paura di non riuscire a salvarla, paura di non ritrovarla… paura che lei non riuscisse a sopravvivere, dopotutto l’altra volta che aveva avuto a che fare con quell’uomo ne era uscita spezzata. Non l’aveva conosciuta prima, ma sapeva che era stata diversa, molto diversa, ci si sarebbe giocato una mano.
Domiral era una donna forte e dura, ma era segnata profondamente. Lui aveva curato tutto ciò che aveva potuto di lei… ma un’anima spezzata non si può sanare.
Si prese la testa tra le mani.
Sentì Ally cambiare posizione.
L’aveva amata con tutto sé stesso, l’amava con tutto sé stesso. E non l’avrebbe abbandonata. Non poteva farlo. Ma come l’avrebbe salvata? Non era stato abbastanza forte qui, figurarsi a Laimach, perché era certamente lì che l’aveva riportata. Si sentiva impotente.
La rabbia montò cieca dentro di lui. Prese la bottiglia ormai vuota e la lanciò contro il muro urlando tutto il suo dolore.
E finalmente le lacrime iniziarono a scendere inesorabili e liberatorie.
Delle piccole mani si poggiarono sulle sue spalle, poi Allyson si inginocchiò di fronte a lui e lo tenne stretto.
O forse si strinse a lui.

La notte passò portandosi via la marea dei pensieri, ma non il dolore. A quello ci pensò Krinner.
Aveva preso la sua decisione. Per salvarla doveva diventare un uomo diverso, il dolore non sarebbe servito a niente, l’avrebbe soltanto reso debole.
Aveva finalmente potuto curare le ultime ferite fisiche ed il sollievo dei nervi l’aveva aiutato a trasformare tutto il dolore in determinazione.
Guardò silenziosamente il suo documento d’identità mentre lo riponeva nel baule ai piedi del letto. Krinner Von Dart. Il tempo di Krinner era finito. Adesso sarebbe stato solamente Dart.
In soggiorno, Ally lo attendeva raggomitolata sul divano sorseggiando una tazza di latte con il cacao. Poco latte e molto cacao come piaceva solamente a lei.
Si sedette sulla poltrona di fronte.
«Perdonami per ieri sera»
«Non c’è niente da perdonare Krinner. Il dolore deve avere uno sfogo, altrimenti non si può andare avanti»
«Ma io non voglio andare avanti»
Lei lo guardò.
«Vado a cercarla»
«Andiamo a cercarla vuoi dire»
«No, è troppo pericoloso. Ho bisogno di sapere che almeno tu sarai al sicuro. Non posso rimandarti nel nostro mondo, non finché non scopriamo che dannata fine hanno fatto gli Dei, ma posso farti restare qui. Non verranno a cercarti»
«Ti sei bevuto anche il cervello ieri sera?»
Lui rimase a fissarla stoico senza dire una parola.
«Non esiste. Io verrò con te! Innanzi tutto non me ne frega niente di tornare nel nostro mondo senza di te, o perlomeno non lasciandoti in… in questo»
Fece un cenno con la mano come ad indicare la situazione in cui si trovavano prima di continuare.
«E poi sai benissimo che senza gli Dei non solo non sei in grado di rimandarmi a casa, ma non sarai nemmeno in grado di riportare Dom a casa»
Si zittì di colpo.
Lo guardò con aria contrita.
«Mi dispiace… non è quello che intendevo»
Krinner scosse il capo lentamente.
«No, è esattamente quello che volevi dire. Ed hai ragione. Non posso salvarla senza gli Dei… ma neanche senza sapere da chi devo salvarla…»
«Appunto! E sai benissimo di essere un inetto in questo campo! Non sai neanche da dove cominciare a raccogliere informazioni. Non fraintendermi… sei molto bravo a intimidire e a tirare fuori le risposte giuste, ma senza di me non sapresti a chi estorcerle quelle informazioni»
Sapeva che non poteva negare nulla di ciò che aveva detto e continuò.
«E poi è vero, hai il potere della guarigione e le conoscenze della guerra, ma sii onesto… se dovessi sgattaiolare da qualche parte? Nasconderti? Fare qualcosa senza che la gente ti veda? Aprire delle serrature… Non ne sei assolutamente capace. La gente ti vede arrivare da un miglio di distanza, certo se la fa sotto… ma non serve a niente se volessi passare inosservato»
Krinner scosse di nuovo la testa guardandola.
Sapeva benissimo che aveva assolutamente ragione.
«Le porte io le sfondo»
Lo guardò male finché non parlò di nuovo.
«E quindi… cosa proponi di fare?»
Lei sorrise furbescamente, con lo sguardo di chi sapeva di vincere.

«Beh è ovvio. Dobbiamo trovare un testimone»


[...continua...]

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