domenica 28 agosto 2016

Awakening - Parte 17

[...]


Krinner osservava silente sorseggiando la sua birra. Non era male tutto sommato. Ma era un po’ preoccupato per Ally. Stava alzando la posta sempre di più e la donna sembrava starle dietro. Aveva già vinto parecchio, e quella era l’ultima partita dichiarata.
Per di più fino a quel momento nessuno aveva parlato molto della foresta. Certo, qualche battuta sullo scomparire al sud… ma niente di rilevante per loro.
«Rilancio di cento monete» fece la donna.
Tra gli altri giocatori si levarono dei mormorii di disappunto.
Ally invece sorrise con aria affabile.
«Ci sto»
«Hai finito le monete ragazza»
Le fece notare l’altra.
«Sì vero, ma mi gioco lui»
E con il pollice indicò dietro di sé. L’altra fisso lo sguardo su Krinner che nel frattempo si stava avvicinando con espressione quasi feroce.
«Che diavolo stai facendo Ally»
«Ricambio il favore dell’ultima volta»
Krinner rimase a guardarla alcuni istanti a bocca semiaperta torreggiando su di lei con tutta la sua imponenza.
«La situazione è diversa»
«Sì e no»
Stava per replicare quando la donna lo bloccò con una semplice e chiara parola.
«Accetto»
Si voltarono entrambi verso di lei. Ally con un’espressione divertita anche se lo sguardo tradiva incertezza e qualcos’altro di non ben definito e Krinner prossimo alla collera.
«Non puoi farlo»
«La ragazza l’ha  appena fatto» sorrise la donna.
Ed Ally gli sussurrò «Neanche tu potevi»
Lui la guardò sgomento mentre calavano le carte «…perderai di proposito…»
Ally sembrò non sentirlo, stava dicendo qualcosa alla donna.
«Lui però vale più di cento monete… dovrai tornarmi un po’ di quel piatto»
«Non credo proprio tesoro»
Ovviamente Ally aveva perso.
La donna raccolse il guadagno della serata, monete, un paio di pistole, un pugnale e fece cenno a Krinner di seguirla.
Lui guardò Ally prima di incamminarsi.
La sua espressione era una difficile via di mezzo tra l’incredulità e l’ira più profonda, ma lei si limitò a fargli l’occhiolino e fissare per un brevissimo istante la tasca destra dei suoi pantaloni.
Krinner se n’era accorto a malapena tanto che la sfiorò quasi distrattamente… ma c’era qualcosa. Quando diavolo gli aveva infilato una siringa in quella tasca?
La consapevolezza di non essere stato venduto dopotutto, gli diede un certo sollievo, ma un tempo si sarebbe divertito un mondo per una cosa del genere. Avrebbe riso e fatto qualche battuta. Adesso era un uomo in lutto.
Era passata una settimana soltanto da quando Dom era stata rapita eppure sembravano già passati secoli. E Krinner non faceva che pensare a lei. Il problema non era l’amore, era  il senso di colpa e di impotenza. E dopotutto era proprio per questo che avevano attraversato Limeraw: ritrovare forza e potere.
E quella donna sembrava conoscere la Foresta dove loro volevano andare. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per ottenere ciò che gli serviva.

Seguì la donna fuori dalla locanda in silenzio. Attraversarono alcune vie più o meno affollate fino ad un edificio fatiscente dove non arrivava la luce dei lampioni.
L’interno era spartano, un focolare ancora acceso, un letto, un tavolo e un paio di sedie.
«Vivi qui?»
«Non proprio»
Lui annuì. Il posto aveva tutto l’aspetto di una casa occupata. Molte delle case di quel quartiere erano abbandonate e venivano occupate temporaneamente dai viaggiatori. L’importate era dormire con un occhio aperto.
Si chiusero la porta alle spalle.
Lei lo guardò attentamente. Sembrava piacerle quello che vedeva.
Si tolse il cinturone poggiandolo rumorosamente sul tavolo assieme al cappello.
«Non vuoi sapere come mi chiamo?»
«Non ha importanza»
Fu la sua gelida risposta.
«Non pensavo di essere così male…»
Ma non sembrava realmente intaccata nell’orgoglio.
Lui la fissò in silenzio prima di parlare.
«Non lo sei» e la spinse contro la parete con violenza schiacciandola con il corpo.
La tenne inchiodata con la mano sinistra mentre calava le labbra voraci sul suo collo e lentamente estraeva la siringa con l’altra.


[...continua...]


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