domenica 4 settembre 2016

Awakening - Parte 18

[...]

Era quasi l’alba quando Krinner ritornò alla stanza della locanda che divideva con Allyson.
Entrò in silenzio chiudendo la porta dietro di sé. Lei lo stava aspettando alzata.
Seduta sul letto lo guardava incerta su come accoglierlo.
La guardò alcuni istanti poi le lanciò un sacchetto di pelle piuttosto pesante.
«Ho dovuto aspettare… in molti ci hanno visti lasciare la locanda e più della metà ne conosceva anche il motivo. Sta ancora dormendo come un sasso… cosa c’era in quella siringa?»
Ally fece spallucce con un sorrisino tutt’altro che rassicurante mentre apriva il sacchetto, c’era l’intero piatto della serata compresa una scatoletta di legno con rifiniture in ottone.
Allyson sgranò gli occhi per un istante.
«Ma quella è una mmap!»
«Una mini mappa portatile, M.MA.P. esatto»
Dopo alcuni istanti di silenzio in cui Allyson non volle alterare ulteriormente il suo umore già piuttosto cupo, Krinner parlò di nuovo.
«Per un attimo ho temuto che volessi veramente vendermi per vendicarti di quella volta al passo»
Per un attimo l’aveva pensato davvero, ma non era certo il caso di dirglielo.
«Svegliami tra due ore, partiamo subito dopo l’alba. Prima che si svegli anche lei…»
E si gettò sul letto vestito così com’era.

Si coprì gli occhi con l’avambraccio e prima di addormentarsi ripensò a Dom… al perché erano lì, al perché erano tornati in quel mondo… agli Dei… ed inevitabilmente, alla prima volta che erano giunti su Uras.
  

Erano stati assunti dall’università della costa sud del regno.
Di fatto non si erano mai visti prima ed effettivamente, se non fosse stato per quel lavoro probabilmente non si sarebbero neanche mai rivolti la parola.
Il gruppo era strano e male assortito, non tanto per le competenze, perché per quello il loro datore di lavoro si era impegnato bene, ma per carattere e provenienza di ciascuno.
C’erano Said, un grosso guerriero con armatura pesante, scudo e ascia, e suo cugino Ismael, più agile e veloce, armatura leggera di cuoio e due spade corte, capace di seguire bene le tracce e stanare le prede più impensabili ovunque fossero. Venivano dai deserti dell’est, parlavano sempre dei loro cammelli e delle ricchezze che avrebbero riportato a casa. Di fatto, nessuno aveva mai indagato a fondo per capire se fossero veramente parenti.
Poi c’era Nithraldar lo stregone mezz’elfo. Un tipo di città, tanto taciturno quanto facile all’ira nei momenti meno opportuni. Del tutto inadatto all’avventura si sarebbe detto... Krinner aveva sempre avuto il dubbio che avesse accettato il lavoro perché diseredato dal paparino per qualche capriccio che solo i nobili potevano comprendere.
Allyson. Una ragazzina magrolina dai lunghi capelli ricci rossi come le fiamme e gli occhi verdi. Di un’agilità quasi inquietante, originaria della capitale dove sicuramente aveva già derubato le ville di tutti i nobili che vi risiedevano. Ne era stato certo fin dal primo istante in cui l’aveva vista.
E poi c’era lui, veniva dall’estremo occidente, dove le terre confinavano con il reame dei demoni, dove tutto ciò che contava era la forza per sconfiggerli. Ed assieme alla forza e all’abilità nell’uso della spada, lui aveva anche la fede in un ideale, nella forza del bene stesso e questo probabilmente era basto agli Dei per concedergli il loro potere.
Aveva da subito legato con Allyson. Forse perché era talmente giovane che se ne sentiva quasi responsabile, o forse perché lei gli si era affezionata. Erano sempre andati d’accordo.
Ma l’importante è che stavano viaggiando su un mezzo alimentato dalla magia, quando una tempesta di fulmini si era abbattuta su di loro. Non c’era stato scampo.
Il mezzo si era rovesciato finendo la sua corsa nel mezzo della foresta abbattendo diversi alberi. Ma loro ne erano miracolosamente usciti vivi.
Ci era voluta qualche ora ma alla fine si erano resi conto che qualcosa non andava, che il mondo era diverso. Le costellazioni erano diverse… e nel cielo notturno c’erano ben due lune, non una sola.
Nessuno di loro aveva il potere di viaggiare tra i mondi, non ancora almeno… solo molto dopo compresero che quella tempesta di fulmini altro non era che un rarissimo portale che si era aperto su Uras.
Quando erano giunti a Esmerad, ancora sperduti e alla disperata ricerca di un modo per ritornare a casa, avevano trovato il Grande Albero.
All’epoca Esmerad era una città grande sì, ma era quasi una sola cosa con la foresta. Gli edifici erano tutti in legno, se non addirittura parte di alberi viventi.
Nel mezzo della città sorgeva l’albero più grande di tutti, talmente grande che al suo interno c’era la Sala degli Affreschi. Immensa.
Quando l’avevano trovata ne erano rimasti affascinati.
Era la sala di udienza dei sovrani dormienti, per cui era aperta al pubblico durante il giorno.
Pareti, pavimento e soffitto erano interamente ricoperti di affreschi che rappresentavano la storia della creazione di Uras e vi era scritta anche la storia della nascita degli Dei.
Lì avevano incontrato per la prima volta Draconos, nella sua forma de Il Guerriero dagli Occhi di Luce, una delle divinità maggiori di Uras, anche se non lo sapevano ancora.
Ed era sempre a Ethernia, che erano finiti in una rissa epocale con Kira, la Guerriera Rossa, la più giovane delle divinità, ma non per questo meno potente, che si era presa una mezza cotta per lui donandogli niente di meno che la sua spada bastarda. La stessa spada che portava ancora oggi.
Erano stati loro a indirizzarli verso Astar, la città più suggestiva ed inquietante di tutte, sospesa tra le stelle come fossero un oceano, facendo sì che iniziassero a mettere insieme i pezzi della conoscenza che li avrebbe ricondotti a casa salvando Uras.
Incredibile come all’epoca non facessero che incontrare divinità ovunque andassero, mentre ora che ne aveva bisogno più che mai erano completamente sparite dalla circolazione.
Doveva ammettere però che se quella volta non fossero intervenute, il loro mondo sarebbe caduto.

Mentre adesso sarebbe stato solo lui a cadere.


[...continua...]


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