venerdì 29 aprile 2016

Lama dell'Oscurità - Parte 6

[...]

Si inginocchiò, un ginocchio ed una mano a terra, ed alzò gli occhi al cielo, sulla costellazione della Dea rivolgendole una silente preghiera.

Oh mia Regina Oscura,
a Te appartengono vita, pensiero ed azione.

Guida la mia mano,
reggi il mio cuore.

Che il tuo volere sia il  mio volere,
che la tua parola sia mio agire,
che il tuo ordine sia  mia vittoria

Che il Tuo silenzio sia mia comprensione.

Il mio cuore sarà forte
come l’acciaio della mia spada.
Il mio volere sarà intenso
come il Tuo ordine.
La mia corsa sarà inarrestabile
come la Tua potenza.

L’indipendenza genera il caos,
mi sottometto e sarò forte.

Adesso niente e nessuno scalfiva più il suo cuore o la sua anima. Apparteneva completamente alla Dea.
Desiderava poterla servire, un giorno, sul dorso di un drago blu. Sarebbe stata la sua più fedele e devota servitrice ed avrebbe reso onore e gloria al suo nome fino alla morte.
Viveva per la Dea soltanto, veniva prima di ogni altra cosa, anche di suo figlio.

Si alzò in piedi ed osservò la vallata. Un uomo a cavallo si stava avvicinando.
Era suo figlio, Keyron Kyermengar futuro Cavaliere del Giglio, quella sera avrebbero cenato assieme.

Quando aveva compiuto quindici anni gli aveva raccontato la storia della sua famiglia, di suo padre e del suo onore ed anche dei suoi nonni per quel poco che lei stessa conosceva.
Era fiera ed orgogliosa di lui, era forte e maturo ben più dei suoi diciassette anni.
Aveva capelli neri come suo padre ed occhi blu come lei… e gli inconfondibili tratti dei mezz’elfi.
L’aveva cresciuto come un umano ed era certa che Keyron stesso ne sarebbe stato orgoglioso nonostante la sua devozione andasse alla Dea.

Quando lo vide scendere da cavallo gli andò incontro sorridendo appena. Quel suo sorriso distante ed altero che assieme alla fierezza dello sguardo non faceva altro che aumentare quell’aura cupa e solitaria che la circondava.
-      Buona sera madre
-      Salve a te Keyron
Lui le accennò un sorriso a sua volta.

Erano incredibilmente simili tra loro nei modi e nelle espressioni… e nessun altro aveva mai potuto vedere nei loro occhi l’affetto che li legava.

Dom montò a cavallo ed insieme si diressero alla locanda della vicina città.
Agli occhi di chiunque erano due semplici compagni d’armi, chi li conosceva di più vi avrebbe forse notato un legame un po’ più forte.


Le luci della città scintillarono di fronte a loro.

[Fine]

Lama dell'Oscurità - Parte 5

[...]

Lui la guardò iniziando lentamente a comprendere. Fece un passo indietro.
Dom prese un profondo respiro prima di continuare.
-      Sono io il corriere.
Restarono immobili a guardarsi senza dire niente per un tempo interminabile.
Poi, lentamente, senza dire una parola si avvicinarono fin quasi a sfiorarsi.
Lui le accarezzò il volto e la strinse a sé. Lei lo baciò.
-      Ti amo, Dom, ma la mia spada e la mia anima appartengono a Paladine…
-      Come la mia anima e la mia spada alla Dea Keyron…
-      Vuoi sposarmi…?
Le sussurrò all’orecchio.
-      Sì, lo voglio…
Con le lacrime agli occhi si scostarono e guardandosi in volto fecero alcuni passi indietro sfiorando le else con la punta delle dita.
Fu un combattimento duro, violento, e disperato.
Ferendosi l’un l’altro non ferivano solamente i loro corpi ma anche le loro anime. Si amavano veramente… ma il loro onore li aveva portati a rispettare il volere degli Ordini ai quali desideravano appartenere per servire i loro dei. Il volere dei loro dei li aveva guidati sin lì e li aveva messi alla prova nel modo più duro e doloroso, ma un Cavaliere o aspirante tale, non può mancare verso il suo dio.
Hyandome riuscì ad evitare un calcio scartando di lato ma finì dritta sulla lama di Keyron. Riuscì ad evitare che la ferita fosse mortale per un soffio buttandosi all’indietro, ma la lama le aveva inciso la carne dalla spalla alla guancia passando per il collo.
Un secondo attacco stava per investirla ma si abbassò tentando un affondo a sua volta. Ma venne scartato.
Fu in quell’attimo, mentre lui le era quasi addosso che lei si voltò sul fianco e lo colpì dritto al petto trapassandolo.
Keyron restò immobile mentre la spada gli scivolava dalle mani. L’aveva guardata accasciandosi a terra mentre lei lasciava andare la spada a sua volta per correre a sorreggerlo.
Lo tenne fra le braccia accompagnandolo nella morte.
Lo accompagnò davvero nella morte perché certamente il suo cuore morì lì assieme a lui.

Posò le dita sulla linea della cicatrice.
Aveva pianto a lungo la sua morte. Ricordava ancora la notte in cui bruciò il suo corpo e sparse le sue ceneri in quella foresta che aveva permesso il loro amore.
Quando poi era tornata indietro, dopo aver consegnato le missive, aveva mandato la spada di Keyron a Palanthas con una pergamena in cui raccontava con che onore avesse adempiuto al suo dovere sino alla morte.
Non seppe mai come i suoi familiari accolsero quelle notizie ed il suo stesso gesto.

Sistemò i capelli dietro le orecchie.
In quel mondo l’amore non aveva posto.

Suo padre, quando l’aveva vista tornare le aveva detto solamente una frase… una soltanto
-      Il cuore sanguina
E lei gli aveva risposto
-      Sarò forte
Lui l’aveva guardata con un sorriso di ironico trionfo.
Probabilmente l’aveva fatta sorvegliare, avrebbe dovuto immaginarlo… ma poco importava.

[...continua]

Lama dell'Oscurità - Parte 4

[...]

In poco tempo aveva acceso un fuoco e vi aveva lasciato ad arroventare una spada corta che aveva con sé.
Poi l’aveva guardata negli occhi, profondamente, mentre le sollevava leggermente la gamba e senza batter ciglio aveva spinto il dardo con forza facendolo uscire.
Ogni suo muscolo si era contratto per il dolore ed un gemito le era sfuggito dalle labbra mentre il sangue riprendeva a scorrerle sulla pelle.
Velocemente Keyron aveva afferrato la spada dalla lama rovente ed aveva cauterizzato le ferite.
Hyandome aveva sussultato, solo la ragione le aveva impedito di fuggire a quel dolore che la stava sopraffacendo. Ed aveva gridato, aveva gridato dal dolore per la prima volta in vita sua. Poi aveva perso i sensi.

Anche quella cicatrice persisteva ancora.
Posò la fronte all’elsa della spada. I ricordi erano ancora vividi nella sua mente, tangibili come fossero lì davanti a lei, come se allungando la mano avesse potuto afferrarli.

Quell’uomo le era rimasto accanto curandola e poi aveva insistito per fare un po’ di strada assieme dato che anche lui era diretto a sud.
La strada era lunga ed insidiosa. Avevano avuto il tempo di conoscersi e nelle situazioni difficili ciò che ne nasceva non poteva che essere profondo. Talmente profondo che alla fine non aveva potuto fare altro che ammettere di essere profondamente attratta da Keyron, ma fu lui a fare il primo e terribile passo verso la rovina.
-      Siete bella Dom, incredibilmente…
Quelle parole l’avevano scossa. Non era il primo a pronunciarle, aveva ricevuto diverse proposte sia direttamente a lei che rivolte a suo padre e tutte erano sempre state rifiutate. Ma lui… l’aveva colpita.  Il suo sguardo grigio azzurro era penetrante e la sua voce roca l’avevano scossa nel profondo. Forse perché lui era stato l’unico ad aver suscitato in lei un interesse profondo sin da prima delle sue parole. E fu per questo che quando lui si sporse per baciarla lei non si ritrasse, né si ritrasse quando lui le disse di desiderarla.

Spesso era stata tormentata, combattuta tra la passione per lui e la consapevolezza che presto si sarebbero lasciati per sempre perché, era chiaro, che entrambi avevano intrapreso un simile viaggio per un motivo.
Ed era meglio così. Entrambi avevano intuito che l’altro era più del semplice viandante che poteva sembrare anche se non avevano mai affrontato il discorso. Preferivano ignorarlo finché avrebbero potuto, possibilmente per sempre.
Ma il destino è crudele ed il volere degli dei è più forte dell’interesse dei suoi servi.
Hyandome lo comprese bene.

Era l’alba. Quel giorno  si sarebbero separati per sempre.
Hyandome sapeva che non si sarebbero mai più rivisti. Lei doveva andare ad est per proseguire e lui diceva di doversi spingere ancora un po’ più a sud.
Si stava allontanando, decisa a non versare alcuna lacrima, perché dopotutto era stata felice al fianco di Keyron e non l’avrebbe mai dimenticato. Tanto meno avrebbe mai offuscato il ricordo di lui con inutili lacrime.
Si stava allontanando quando lui la fermò.
-      Vieni con me Dom…
-      Non possiamo… l’hai detto anche tu stesso
-      Non mi importa cosa ho detto, né cosa possiamo… io ti amo Hyandome. Vieni con me. Puoi accompagnarmi nella missione che mi è stata affidata ed io accompagnerò te… e poi potremo sposarci.
Lei lo guardò senza riuscire a dire assolutamente niente mentre lui proseguiva.
-      Sono qui per conto del Cavalierato, sono stato mandato per intercettare un corriere che porta probabilmente informazioni su di noi ad un avamposto dei Cavalieri di Takhisis
Sputò quel nome senza velarne il disprezzo.
Hyandome rimase immobile a fissarlo. Aveva temuto il giorno in cui avrebbero parlato di ciò che erano andati a fare laggiù… l’aveva temuto perché sapeva che alla verità ci sarebbe stata una sola soluzione…
-      Anch’io ti amo Keyron… ma non posso…

La voce le si spense in gola.

[...continua]

Lama dell'Oscurità - Parte 3

[...]

Non poté fare a meno di guardarli, entrambi erano incredibilmente abili e la loro sembrava proprio una danza di morte.
Ma sentì la spinta a terra farsi meno oppressiva. L’uomo che la costringeva a terra stava prendendo la mira con la balestra e lei non poteva farsi sfuggire una simile occasione.
Raccolse tutte le sue forze e gli colpì il ginocchio. Nello stesso istante con incredibile determinazione si sollevò da terra e gli strappò di mano la balestra.
Quello estrasse un pugnale ma lei evitò il colpo abbassandosi ed approfittandone per estrarre il suo che teneva nello stivale.
Rialzandosi fece per colpirlo ma questi scartò di lato e la colpì con un calcio alla gamba ferita facendole quasi perdere l’equilibrio e ne approfittò per colpirla riuscendo però a prenderla solo di striscio.
Lei lo spinse con una spallata e, mentre con una mano gli afferrò il polso del braccio armato, con l’altra gli conficcò il pugnale nello stomaco aprendovi uno squarcio che nessun guaritore sarebbe stato in grado di curare se non che con la magia.
Guardò verso gli altri due e vide il ladro accasciarsi a terra trafitto dalla spada dello sconosciuto che poi la guardò.
Hyandome sollevò il mento puntandogli contro l’arma.
-      Non ho alcuna intenzione verso di voi signora
Lei rimase immobile a guardarlo.
-      Ve lo assicuro. Il mio nome è Keyron uth Athdon
Lo guardò ancora alcuni istanti poi ripose il pugnale e, silenziosa, si avvicinò al cadavere del capo e si riprese la spada.
Zoppicava ma non aveva alcuna intenzione di far vedere quanto forte fosse il dolore che stava sopportando. Doveva allontanarsi in fretta per estrarre il dardo prima che fosse troppo tardi. Sentiva ancora un piccolo rivolo caldo colarle lungo la gamba.
E poi, quell’uomo era certamente un solamnico, il nome era chiaro.
-      Vi ringrazio per il vostro aiuto Keyron uth Athdon
Detto questo si voltò andando verso il cavallo montandovi.
Le labbra si contrassero in una smorfia di dolore.
Keyron la guardò.
-      Credo sia meglio vi curiate prima di riprendere il vostro viaggio, quella ferita non è un graffio
-      Anche voi siete ferito, pensate alle vostre ferite per prime.
Parlò indicando con un cenno del capo il braccio ferito dell’uomo.

Passò una mano tra i capelli.

Alla fine non era riuscita a proseguire a cavallo per più di qualche chilometro, il dolore era stato troppo forte e Keyron l’aveva seguita.
L’aiutò a smontare da cavallo e la fece poggiare ad un albero.
-      Combattete veramente bene signora, siete… impressionante
Lei lo guardò
-      Intendo che mettereste soggezione a chiunque, non emettete alcun suono quando combattete… in molti gridano o respirano sonoramente, voi invece siete silente. Sembrate proprio intenta in una danza di morte.
Quella frase la colpì. La colpì per la somiglianza ai pensieri che lei stessa aveva avuto su di lui non molto prima.
Lo guardò.
-      Hyandome Kyermengar
Lui la guardò.
-      Sarebbe un piacere in circostanze diverse
Le venne da ridere a quelle parole. Poi lui riprese
-      Cos’avete intenzione di fare?
-      Estrarlo
Disse strappando i pantaloni all’altezza della ferita.
Lui la guardò mentre continuava
-      E’ quasi uscito dall’altra parte… va spinto per farlo uscire. E poi va cauterizzato per fermare il sangue. A meno che voi non abbiate una di quelle famose pozioni curative o che non siate un chierico molto benvoluto dagli dei.
Era quasi ironica.
-      Perdonatemi se mi intrometto… ma non credo possiate fare una sola di queste cose da sola
-      Se non vi fosse nessuno, “dovrei” farle da sola in ogni caso.
-      Lo farò io.

Lei lo guardò in silenzio acconsentendo con un cenno.

[...continua]

Lama dell'Oscurità - Parte 2

[...]

Passò le dita sull’elsa della spada, quasi volesse accarezzare i suoi stessi ricordi attraverso quel gesto.

Da alcuni giorni stava attraversando la foresta, e spesso aveva percepito la presenza d’altri… per questo procedeva con cautela e lentezza.
La notte non accendeva il fuoco e dormiva con la schiena poggiata ad un albero e la spada tra le mani.
Il suo sonno leggero l’aveva abbandonata quella notte. Aveva sentito uno scricchiolio ed i suoni della notte avevano taciuto.
Hyandome era rimasta immobile, solo le sue dita si erano serrate attorno all’elsa della spada mentre gli occhi scrutavano nel sottobosco cercando di distinguere tra i raggi della luna coloro che le si stavano avvicinando.
Il suo cavallo, Elmor (Stella Nera), ed il suo equipaggiamento erano capaci di risvegliare l’attenzione di molti, lo sapeva… e soprattutto sapeva che una donna era spesso sottovalutata anche se con una spada tra le mani.
Socchiuse gli occhi attendendo che il primo le si avvicinasse abbastanza, abbastanza da essere a portata della sua lama.
Scattò in avanti estraendo la spada e con un unico gesto gli tagliò la gola.
Aveva potuto contare sulla sorpresa in questo, ne era consapevole, con gli altri non sarebbe stato così semplice.
E non lo fu.
L’attaccarono in due costringendola ad usare il fodero della spada come fosse uno scudo per parare gli attacchi di entrambi.
Era in difficoltà, ne era pienamente consapevole, ma riuscì a colpire al fianco uno dei due uomini. Iniziava a credere di potercela fare quando udì il sibilo di un dardo.
Non fece in tempo a comprendere appieno, che un dolore acuto le salì dalla gamba fino ad offuscarle la vista per un istante mentre la gamba sinistra cedette e l’uomo rimasto illeso la colpì al volto con una gomitata mentre con l’altra mano spinse in profondità il dardo.
Un rivolo di sangue le scese dalle labbra mentre cercava di rimettersi in piedi ed un calcio la buttò a terra restando poi a premerle sulla gola.
Un altro uomo uscì dall’ombra e le tolse di mano la spada.
-      Siamo poco educate mia signora
Hyandome non rispose
-      Vi tornerà la lingua, ve lo assicuro
Rise divertito puntandole contro la spada.
-      Volevamo semplicemente derubarvi, ma a quanto pare vi piace la violenza… e sapremo accontentarvi
Tutti e tre scoppiarono a ridere.
Hyandome fece per rialzarsi ma l’uomo la ributtò a terra.
Poi tutti si zittirono. Qualcuno stava avvicinandosi.
Ad un gesto dell’uomo che aveva parlato, quello che non la teneva a terra andò a controllare.
Erano incredibilmente silenziosi.
Poi un tonfo sordo ed un sibilo seguiti da un grugnito strozzato ed un uomo emerse dall’ombra.
Era certamente un guerriero. I capelli neri e gli occhi chiari. La guardò per alcuni istanti poi si rivolse a quello che era il capo.
-      Lascia andare la donna
-      Si certo…  e ci risparmierai la vita…

Il ladro scoppiò a ridere e l’uomo lo caricò.

[...continua]

Lama dell'Oscurità - Parte 1

Hyandome… Lama dell’Oscurità.
Kyermengar… Preghiera di sangue.

Pelle chiara come la luna, lunghi capelli rosso cupo e freddi occhi blu come il cielo notturno. Dalla spalla sinistra, una cicatrice di spada le saliva lungo il collo fino a toccare appena la guancia.
Seduta sulla cima di una sporgenza di pietra vulcanica osservava la vallata.
La grazia e la nobiltà donatele dalla metà elfica del suo sangue si fondevano perfettamente con la forza e la durezza della metà umana.

Silente, il suo sguardo non lasciava trapelare alcuna emozione.
Può una creatura non provare alcun sentimento? Guardando lei… potrebbe.
I capelli ondeggiavano al vento.
Alzò lo sguardo al cielo. Cielo nero come la sua armatura, nero come solo le notti nelle terre della Dea sanno essere.
La spada poggiata alla spalla.
Trentasette anni, cresciuta da un elfo in un mondo umano, cresciuta tra le braccia della Dea.
Suo padre le aveva impartito una rigida educazione sia fisica che intellettuale, a modo suo, nella sua fredda indifferenza, aveva voluto il massimo per e da lei.
Le aveva fatto studiare, oltre alle due lingue ritenute fondamentali, elfico e comune, anche il solamnico, ritenuto estremamente utile per il futuro quando avrebbe potuto aver bisogno di comprenderne le parole.
Non ha mai conosciuto sua madre e nemmeno saputo chi fosse realmente, né come o perché suo padre potesse essere arrivato a generare un figlio con una non elfa. Domande che inevitabilmente si era posta, ma alle quali non aveva mai sentito necessità di risposta. Una cosa però aveva saputo dalle sue stesse labbra: sua madre era una mezz’elfa di nome Elenril uth Methir ed era stata un grande Cavaliere del Giglio morta servendo la Dea.
Suo padre, Daemor Kyermengar, (letteralemente “Ombra nera” e “Preghiera di sangue”) Elfo Scuro Cavaliere della Spina da secoli al servizio della Dea, l’aveva cresciuta come una figlia, la primogenita ed unica figlia… l’aveva cresciuta per essere Cavaliere del Giglio e questa era la sua stessa volontà.
Non era stata cieca obbedienza a convincerla della devozione che provava per la Dea, era stata la certezza che nulla altro può esserci al di là di essa.
Quand’era giovane aveva creduto che altro potesse esserci. Aveva creduto nell’amore ed aveva compreso che non può esserci alcun legame tra un servo della Dea ed il suo nemico. Qualunque esso sia. Troppo era stato l’onore.
Spostò lo sguardo sul lento fiume di lava che si muoveva verso ovest.
Da quanti anni non aveva permesso ai suoi pensieri di accarezzare quel lontano ricordo?
Prese un lungo respiro.
Ormai non provava più dolore, ma a sfiorare certi ricordi se ne sentiva sempre il peso.
Sollevò il mento esponendo la cicatrice alla forza del vento.
Keyron Uth Athdon, secondo genito di una famiglia di nobili di Palanthas ormai da generazioni Cavalieri di Solamnia.
I suoi occhi scintillarono nella notte.

All’epoca suo padre aveva deciso che doveva conoscere le terre di Krynn, ma doveva farlo nel modo in cui egli ordinava. Vent’anni erano più che sufficienti.
L’aveva cosi incaricata di portare alcuni dispacci per suo conto presso un avamposto dei Cavalieri di Takhisis a sud di Solace.
Da sola sarebbe passata inosservata e l’istruzione ricevuta nell’uso della spada le avrebbe permesso di potersi difendere adeguatamente.
Il viaggio era stato duro, ma tutto era andato abbastanza bene. Gli incontri con qualche isolato bandito erano stati inevitabili, ma erano stati scontri talmente semplici da sorprenderla.

Tutto fino a quella notte.

[...continua]

E adesso!

E adesso, tanto per andare un po' contro corrente, per variare un po' o solo per creare un po' di hype... seguirò un saggio consiglio (che vedremo se sarà saggio davvero ;D )
Per cui il prossimo appuntamento sarà a breve, ma con un nuovo racconto: Lama dell'Oscurità.

Per maggiori info al riguardo consiglio sempre di dare un'occhiata alla sezione Racconti.

giovedì 28 aprile 2016

E adesso...? :D

La domanda è lecita...
E adesso? Cosa farvi leggere?
In realtà pensavo ad un raccontino breve ispirato al background di un pg che avevo creato anni fa per uno shard su Nwn online ad ambientazione Dragonlance.
Ma siccome "qualcuno" mi ha detto di aver apprezzato la storia di Dom, Krinner ed Ally... volete forse sapere come va avanti?
Perché, come ho spiegato nella sezione Racconti, Awakening in realtà è un prologo ;)

Beh vedremo cosa sceglierete... tanto il racconto di Dragonlance se non è adesso, ve lo beccate più avanti XD

domenica 24 aprile 2016

Awakening - Parte 4

[...]

Sembrava aver rallentato i tempi tra un omicidio e l’altro, credevamo si fosse reso conto che continuando così il Corpo di Guardia avrebbe iniziato ad indagare seriamente.
Eravamo dalle parti del dormitorio dell’università per fare un po’ di domande in giro quando sentimmo le grida di una ragazza.
Trovammo il corpo riverso sul pavimento della sua stanza. Arrivammo prima del C.G..
Analizzammo ogni cosa, Ally i punti di accesso e di fuga, mentre Krinner ed io il cadavere. Lo esaminai centimetro per centimetro con gli occhiali binoculari che portavo sempre con me sul cappello.
Strangolata come le altre da un’esperta mano maschile. Non c’erano apparenti segni di effrazione, doveva averlo fatto entrare spontaneamente. Ed anche questa aveva delle piccole bruciature alla base del collo.
Fu Krinner a trovarne la causa sotto il corpo. Questa volta il nostro assassino non solo era stato quasi colto sul fatto, ma aveva anche perso qualcosa: il ciondolo che le aveva strappato dal collo.
Era uno di quelli fatti a mano che si trovano nei mercati dei campus, cinturino in cuoio lavorato e pendente di ottone smaltato. Rappresentava Techma, la seconda luna, colorata con smalto blu e rosso.

Il giorno dopo girammo tutti i mercati frequentati dagli studenti.
Verso sera non ci restava che l’ultimo da ispezionare. La nostra bancarella doveva trovarsi lì.
Quasi nascosta da un chiosco di bibite gasate da un lato e da un venditore di sacche di lana dall’altro, era piccola ed invitate, gestita da una gentile vecchietta. Pareva che i suoi ciondoli stessero diventando una moda tra le studentesse, i più gettonati erano proprio quelli delle lune.
Ci facemmo un’idea ben precisa. L’assassino sceglieva le ragazze tra le clienti di quella bancarella.
«Potrebbe essere qui anche in questo momento» Fu Allyson a dar voce al pensiero di tutti.
Ci guardammo attorno con attenzione finché una fitta lancinante alla schiena mi fece quasi cedere le gambe. Krinner mi sorresse con aria cupa.
«Tutto questo non mi piace, fate attenzione… qualsiasi cosa accada»
Fu allora che lo notai. Un movimento furtivo tra la folla ed un uomo incappucciato che si allontanava in fretta.
«L’ho visto… e se non è lui è troppo sospetto per non saperne niente o per non avere una taglia sulla testa»
Mentre parlavo mi staccai dalle sue braccia.
«Di là» indicai prima di proseguire «io lo seguo, voi tagliategli la strada facendo il giro dell’isolato»
Lessi la preoccupazione nello sguardo di Krinner e l’eccitazione in quello di Ally. Poi partimmo all’inseguimento.
Corsi per un paio di viali, ma più correvo, più perdevo terreno e il dolore alla schiena iniziava ad appannarmi la vista. Temevo di perderlo ormai quando svoltò in un vicolo cieco.
Gli puntai contro la pistola.
«Stenditi a terra»
Lo osservai alcuni istanti. Era alto, decisamente più della media umana e pareva anche parecchio muscoloso, ma non un solo lembo di pelle era visibile. Indossava un cappuccio camuffante, raro e costoso, in grado di occultare alla vista il volto di chi lo indossa e di alterarne leggermente la voce. Ma come ogni cosa meccanica, sarebbe bastato danneggiarne gli ingranaggi per poter vedere quello che celava.
Mi avvicinai di qualche passo quando iniziò a ridere.
Lo guardai a disagio, prima di un’altra scarica di dolore che mi costrinse in ginocchio. Respiravo a fatica. Ma non potevo mostrarmi debole, non in quel momento.
Quando iniziò a camminare verso di me sparai, ma il colpo non andò a segno.
Mi strappò la pistola dalle mani, allora cercai di estrarre la spada corta dal fodero, ma il mio corpo non rispose. Non riuscivo a capire cosa stesse accadendo e ne avevo paura.
Poi si avvicinò tanto da sfiorarmi e disattivò il cappuccio.
Fu allora che compresi ogni cosa.
Pelle rossastra, capelli color sangue… occhi come fiamme ardenti. Mi fissava con il suo sorriso inquietante e seducente che lasciava intravvedere i denti leggermente felini.
«Ti ho cercata a lungo tesoro…»
Sussurrò annusandomi il volto.
«Dhamnos»
Colui che non avrei mai voluto rivedere, colui che mi aveva ferita a morte e lasciata agonizzante ai Cancelli… il mio signore secondo la legge ikeras.
Mi sollevò con una mano sbattendomi contro il muro.
«Sono molto dispiaciuto che tu non sia morta… non ti è concesso disobbedire»
La sua voce era profonda e fredda come le fiamme dell’inferno.
«Ho sempre saputo che eri sopravvissuta, il marchio mi tiene informato al riguardo. Ma solo adesso che nostro figlio è adulto, sono potuto venire a riprenderti»
Mi fissò in silenzio.
«Sono molto deluso però… ricordavo una guerriera fiera e indomita ed invece non sei altro che l’ombra di ciò che sei stata un tempo»
Nel suo sguardo c’era disprezzo.
«Comunque ti è piaciuto il mio spettacolo? Le povere ragazzine morte… dopotutto dovevo pur attirare la tua attenzione in qualche modo… anche se alla fine ci ho preso gusto»
Il suo tono divertito mi accarezzava l’anima obbligandomi a guardarlo. Era ancora così dannatamente bello e terrificante.

Dovevo fuggire, dovevo andarmene prima che arrivassero Krinner ed Ally e portarli in salvo, lontano da lui.
«Lasciami… andare…»
«Oh ma certo che no Domiral, tu mi appartieni. Aspetteremo qui i tuoi due amichetti, li guarderemo morire e poi torneremo a casa»
La sua casa.
Sentii una lacrima solitaria scendermi lungo la guancia.
«O magari potrei illuminarli un po’ sul vero significato della parola dolore e poi lasciarli qui agonizzanti. Magari hanno fortuna e non muoiono, tu che dici?»
Quello era il passato che ritornava per punirmi dei miei errori. Quando lo conobbi ero giovane e rimasi affascinata da lui al punto da commettere il più grande errore della mia vita. L’errore che mi segnò per sempre.
Ma il fatto è che, se non avessi sbagliato tutto nella vita, non avrei mai incontrato Krinner ed Allyson… e preferirei rivivere ogni singolo istante di tortura subito pur di poterli amare ancora.
Poi tutto accadde in un istante.
Krinner che puntava due pistole contro Dhamnos facendo fuoco mentre Ally correva verso di lui confondendosi nelle ombre per raggiungermi.
Ma non avevano mai visto combattere un generale Ikeras.
Invocò il Fuoco Divoratore e le fiamme mi avvolsero in una sfera rovente. Non potevo muovermi né vedere, ma sentii ogni cosa.
E piansi.

Quando le fiamme si dissolsero Dhamnos era di fronte a me. Ferito ma vivo.
Krinner ed Allyson a terra in una pozza di sangue.
Per la prima volta nella mia vita pregai, pregai che morissero affinché potessero trovare la pace invece di vivere nel rimpianto e nel senso di colpa di non avermi salvata.
«Aveva il tuo odore addosso» disse con indifferenza affondandomi la mano nel petto.
Non sentii dolore, solo oscurità, pace e silenzio… e le sue mani trascinarmi con lui come se nulla fosse mai accaduto.

Un tempo avrei lottato, avrei avuto la forza per farlo… sia nel fisico che nell’animo. Ma quel tempo è passato, perché, che lo avessi saputo o meno, avevo sempre avuto qualcosa per cui lottare, qualcosa da difendere a qualunque costo. Qualcosa che adesso è morto, portato via per sempre nel vento dell’eternità.


Tutto ciò che posso fare ora è restare in questa oscurità nell’attesa che le sue fumose spire si prendano ciò che resta di me.

[Fine]

mercoledì 20 aprile 2016

Awakening - Parte 3

[...]

Quando uscirono, mi appoggiai allo schienale passandomi una mano sull’occhio sinistro.
«Ti fa di nuovo male?»
Mi ero quasi dimenticata di non essere sola.
Annuii.
«Dove?»
Si alzò per avvicinarsi alla scrivania.
«Dall’occhio alla gamba…»
Non c’era motivo di mentire a Krinner.
«Fammi vedere»
Mi sollevò il mento costringendomi a guardarlo. Rimase a fissarmi per alcuni istanti. Poi passò le dita sul bordo della cicatrice fino al mento.
«Vieni da me» Era quasi un sussurro.
Ero troppo stanca per declinare e il dolore poteva peggiorare. Ma soprattutto sapevo che lui l’avrebbe placato.

Viveva in un attico. Ho sempre trovato splendida la vista da casa sua. O meglio, da casa loro. Perché lui ed Ally vivevano assieme. Il loro era più un rapporto da fratelli che qualsiasi altra cosa, non c’era mai stato spazio per i malintesi.
Quando arrivammo, Allyson era seduta sul divano intenta a mangiare una tazza di cereali.
Non appena mi vide entrare dietro Krinner sgranò gli occhi scattando in piedi e non so come si dileguò nel nulla.
Quanto poco avevo compreso di loro in tutti quegli anni. Quanto poco di me stessa avevo accettato…
Ma quella notte mi aprì gli occhi per sempre. Quella notte compresi quanto la mia egoistica solitudine mi avesse accecata.
Ricordo ogni singolo dettaglio… il silenzio della notte, il rumore del vento, il ronzio sommesso della corrente elettrica… e la tensione di Krinner.
Mi fece sedere sul divano e lentamente iniziò a massaggiarmi la cicatrice. Dall’inizio alla fine.
Dalle sue mani si irradiava un dolce tepore in grado di lenire ogni sofferenza. Il dolce tepore che mi aveva strappata alla morte.
«La schiena?»
La sua voce mi richiamò dal torpore che mi aveva avvolta.
«Un lieve bruciore, ma niente di più»
«Quello è diverso… lo sai. Fammi vedere»
Lo lasciai fare.
«Non è l’ustione… credo che il marchio stia reagendo a qualcosa»
C’era preoccupazione nella sua voce.
«Non preoccuparti Krinner, è già accaduto altre volte e non è successo niente»
Lo sentii annuire mentre mi poggiava una coperta sulle spalle.
Poi rimase in silenzio a lungo prima di parlare di nuovo.
«Resta con me questa notte»
Mi voltai a guardarlo.
«Davvero, non devi preoccuparti. Sono in grado di badare a me stessa… e sai bene che casa mia non è distante. Se proprio vuoi ti faccio uno squillo quando arrivo»
Lo guardai leggermente divertita, ma lui non stava ridendo.
Si avvicinò di un passo.
«Non hai capito Dom. Resta con me questa notte»
E mi baciò.
Era vero. Non avevo capito niente. Mai.
Il calore di quella notte, la passione e quel pizzico di disperazione… li porterò per sempre nel mio cuore.
Fu come un sogno.
Come trovarsi di fronte ad un immenso albero di chiavi, coglierle una ad una per poi aprire lentamente una parte di me dopo l’altra… e lasciarci entrare qualcuno per la prima volta.
Ed ogni chiave che colsi la donai a Krinner.
Quello era amore, anche se non lo sapevo. Ma sono certa che lui invece sapesse ogni cosa.
Solo in seguito compresi che c'era una chiave, una soltanto, che Krinner si era preso da solo molto tempo prima, l'aveva trovata ai piedi di quell'albero quando non era altro che un tronco rinsecchito e l'aveva fatto rinascere.
Nemmeno io sapevo esistesse, ma lui sì, lui la conosceva bene, l'aveva tenuta stretta a sé per anni nell'attesa di ridarmela.
E fu quella notte che me la diede... mi ridiede la speranza, la speranza di credere in un futuro.U

Il giorno dopo iniziammo le indagini.
Ci comportavamo come sempre… ma tutto era cambiato. Noi eravamo cambiati, anche se non ce ne rendevamo conto.
Krinner era molto meno duro ed inflessibile, mentre io… ero uscita dall’oscurità che mi ero tessuta addosso come un abito pregiato.
Ed Allyson aveva capito tutto. Di tanto in tanto ci osservava di sottecchi. Aveva lo sguardo costantemente divertito, era come una bambina che aveva ritrovato i genitori. Solo che noi non eravamo i suoi genitori e lei non era una bambina.
Tornando alle indagini, attivammo ogni nostra conoscenza… ed ogni nostra capacità quando anche Sarah scomparve.
Il fatto era che questo fantomatico assassino era bravo, dannatamente bravo. Non che lo ammirassi, ma dovevo ammetterne la maestria per poterlo trovare.
Capimmo che doveva trattarsi di un uomo che rapiva le ragazze e le teneva prigioniere per circa cinque giorni durante i quali infliggeva loro ogni tipo di atrocità… fino alla morte. Poi le dissanguava e le abbandonava in un punto apparentemente casuale della città.
Ma molto continuava a sfuggirci. Ne eravamo certi.
Il vero problema però iniziò ad essere la mia schiena. Più passava il tempo, più bruciava. Sembrava quasi non volesse farmi trovare quel dannato assassino.
E Krinner era sempre più preoccupato.
«Non mi piace Dom. C’è qualcosa che non va…»
«Per gli Dei Krinner, è solo una cicatrice»
«Una brutta cicatrice» Si intromise Allyson,
«Non è una semplice cicatrice, è un dannato marchio!»
Non aveva mai alzato la voce da quando lo conoscevo. Rimasi immobile a fissarlo.
«Mi dispiace… sono solo preoccupato perché sappiamo tutti che non è la cicatrice in sé a farti male, ma il marchio stesso. Gli Ikeras non fanno marchi del genere per puro divertimento o per estetica… c’è dell’altro e sono certo che ha a che fare con la loro magia»
«Cosa?!» Allyson iniziava a preoccuparsi seriamente fissando entrambi. Krinner non aveva mai esternato quei suoi dubbi.
«Krinner…»
Si passò una mano tra i capelli prima di continuare.
«So che lo sai Dom. E anche tu Ally, non mi dirai che non ci hai mai pensato?»
Il nostro silenzio fu una risposta sufficiente.
«Sta reagendo a qualcosa. E non sapere cosa sia questo "qualcosa" mi preoccupa»
Ma nei suoi occhi vidi la paura.
«Non posso chiudermi in casa pregando qualche dio che passi tutto»
Mi strinse a sé talmente forte che temetti di non riuscire a respirare.

La verità era che avevamo tutti paura. E avevamo paura di ammetterlo, quasi che facendolo le nostre paure potessero realizzarsi.
Sapevamo benissimo che quello che mi ricopriva la schiena non era un’ustione, ma il famoso Marchio d’onore Ikeras. Solo che il suo significato non era propriamente quello che il nome poteva far credere.
Era un "riconoscimento" che mi era stato dato per aver fornito un “prezioso servizio all’Impero”. Quel marchio mi rendeva una sorta di Ikeras ad honorem, solo che mi rendeva tale sotto la protezione di uno di loro rendendomi di fatto una sua proprietà. E questi poteva fare di me ciò che voleva, compreso togliermi la vita… come aveva creduto di fare quand’ero fuggita cinque anni fa.
Ed ero certa sapesse benissimo che alla fine ero sopravvissuta.

Cercammo di non pensarci.

E poi finalmente trovammo una pista sul nostro assassino.


[...continua]