domenica 26 giugno 2016

Awakening - Parte 9

[...]

Lo guardò alcuni istanti.
«Hai capito? Annuisci se hai capito»
Annuì con decisione.
«Bene»
Gli diede qualche amichevole schiaffetto sulla guancia lurida.
«Cosa hai visto due giorni fa nel vicolo a nord tra la Calle dei Mattonai e il viale che porta alla Piazza del Primo? …non mentire Lucas, sappiamo che eri lì. Ti abbiamo visto»
«Io… io… sì ci sono stato… ma non ho mica visto niente signore…»
«Cosa ti ho appena detto Lucas?»
«Lo giuro, non ho visto nient…»
Il pugno nello stomaco fu rapido e violento. Lucas si piegò in due sputando bile tra i conati. Impassibile Krinner lo risollevò per i capelli unti.
«Non credo di aver sentito bene»
«Io… io…»
Un clack risuonò tra i suoi balbettii e la punta di un dardo iniziò a premere sul suo collo mentre Krinner scuoteva lentamente il capo sorridendo freddo e inquietante.
«Krinner…»
Ally gli posò una mano sul braccio cercando di allentare la tensione.
«E’ spaventato Krinner…»
«Non mi serve spaventato dall’Ikeras, mi serve terrorizzato… da me»
Premette il dardo fino a far sgorgare il sangue.
«Perché adesso è vivo perché all’Ikeras non gliene fregava niente di lui… ma a me interessa invece. A me Lucas, interessa sapere quello che hai visto e se non me lo dirai ne sarò molto contrariato»
«Ah e perché adesso cosa sei?»
Gli fece eco Ally ignorando il mendicante.
«Adesso sono ancora paziente»
Rimasero in silenzio alcuni istanti, poi Lucas iniziò a parlare.
«Io ero lì… c-che frugavo tra le casse… quando è arrivato quel tizio incappucciato, faceva paura. Mi mi ha guardato ma poi si è voltato verso quella povera ragazza. Non stava affatto bene…»
Krinner lo sbattè contro il muro, quasi fosse un riflesso involontario di rabbia trattenuta a stento.
«…p-poi lei gli ha sparato, ma non lo ha colpito e poi, e poi è caduta a terra. Lui si è tolo il cappuccio ridendo ed era… oh Dei, un un… Ik...»
«Ikeras, Ikeras dannazione!»
«Sì-sì»
«Hanno parlato»
«Oh sì che hanno… sì. Lei lo conosceva, era spaventata… poi lui l’ha sollevata come niente e… e…»
Le nocche di Krinner erano bianche come il ghiaccio, la mascella contratta.
Fu Ally a intervenire.
«Cosa si sono detti»
«Io… non ricordo tutto… m-ma credo fosse suo marit…»
«Suo cosa?!»
Krinner ed Ally parlarono contemporaneamente. Solo che Krinner rincarò la dose sbattendolo di nuovo contro il muro, ma Ally intervenne prontamente.
«Krinner… non fargli perdere conoscenza»
Poi rivolgendosi al mendicante.
«Cosa te lo fa pensare?»
Ormai era chiaramente più terrorizzato da Krinner che dall’Ikeras.
«Lui la chiamava tesoro… ha nominato il figlio… e ha detto che l’avrebbe riportata a casa»
«Il figlio di chi…?»
Chiese Krinner a denti stretti.
«Di loro due…. Sono… si-sicuro»
Ally intervenne ancora. Krinner non era bravo a fare le domande, ma come aveva detto lei, era fantastico nell’intimidazione.
«Hai sentito come si chiamava l’Ikeras?»
Lucas sembrò pensarci un po’ su.
«Dannos… Dammos…»
Krinner guardò Ally un istante e poi allentò la presa lasciandolo scivolare a terra come un sacco della spazzatura.
Si allontanarono senza dire una parola.

Camminarono per un paio di isolati.
«Krinner, Dom ti ha mai raccontato tutti i dettagli del suo viaggio a Laimach?»
«No… non tutti»
«Però non ha mai fatto segreto del fatto che li stesse omettendo giusto?»
Lui annuì in silenzio.
Rifletteva.
«Se non riusciamo a scoprire neanche un dannato nome…»
«Krinner…»
«Dimmi»
Sospirò.
«E se avesse qualche documento nascosto in Agenzia?»
La guardò.
«Una sera, per caso… ho visto che metteva delle cose in una cassaforte sotto il pavimento dello studio»
Lo guardò con l’aria di chi aveva fatto qualcosa di colpevole ma non se ne pentiva poi così tanto.
«Aspetta! Una volta mi disse che voleva lasciarmi qualcosa nel caso fosse scomparsa… ma non ho mai voluto ascoltarla»
«Beh, ti ha detto tutto quello che ti serve sapere allora!»
La guardò senza capire.
«Dai… pensi davvero che non sapesse che sono capace di trovare qualsiasi nascondiglio segreto?»
Era vero…
Si misero a correre verso l’Agenzia.

[...continua...]


lunedì 20 giugno 2016

Awakening - Parte 8

[...]

«Non ce ne sono Ally»
«Questo è quello che dice il Corpo di Guarda»
La guardò alcuni istanti attendendo che continuasse, perché era ovvio che aveva altro da aggiungere.
«Mentre stavamo combattendo ho visto un uomo nascondersi dietro delle casse e poi sgattaiolare dietro l’angolo»
«Ne sei sicura? …ma anche se fosse, dubito che l’Ikeras avrebbe lasciato in vita un testimone»
«Innanzitutto è ovvio che ne sono sicura, altrimenti non te l’avrei detto. E poi, ti sbagli. Quel tizio era talmente arrogante e sicuro di sé che se ne sarebbe sbattuto anche se ce ne fossero stati venti di testimoni»
Non poteva darle torto.
«D’accordo allora. Diciamo che c’è un testimone e che tu l’hai visto bene in faccia. Come pensi di ritrovarlo in una città come Ethernia?»
«Non diciamo, c’è il testimone e l’ho visto piuttosto bene. Io noto sempre tutto»
«Quindi?»
Avevano uno scopo, qualcosa da fare e in cui riuscire e la concentrazione che serviva lo stavano distraendo dai pensieri inutili che in quel momento non avrebbero fatto altro che intralciarlo. Doveva restare focalizzato sulla missione. Doveva convincersi che il tempo per lasciarsi andare sarebbe arrivato una volta riportata a casa Dom.
Non faceva che ripetersi le stesse cose.
Tornò a focalizzarsi su Ally.
«…ndi torniamo là»
Lui annuì in silenzio prima che riprendesse, consapevole che non sarebbe stato facile.
«Torniamo là e lo cerchiamo. Secondo me era un mendicante e di solito quelli di città non si spostano mai troppo dalla loro zona»
Krinner terminò la frase per lei.
«E una volta trovato gli chiediamo gentilmente che ci racconti tutto ciò che ha visto o sentito»
Ma la sua voce era tagliente come la lama di un pugnale.

Non fu facile. Affatto.
La strada era stata lavata, ma l’acqua non aveva portato via tutto il sangue né cancellato le bruciature dove c’era stata la sfera di fuoco.
Krinner sapeva di stare cambiando. In cosa… non ne era certo. Ma temeva non gli sarebbe piaciuto.
Si guardava in giro ricostruendo nella mente l’intero combattimento. Forse per una sorta di masochismo appena scoperto, non di certo per riscoprire nuovi elementi. Se ci fossero stati li avrebbe notati fin da subito o non li avrebbe notati e basta.
Con questa consapevolezza puntò lo sguardo su Allyson.
Era concentrata, l’espressione leggermente corrucciata di quando rifletteva.
Sistemò alcune ciocche ribelli dietro le orecchie mentre si accucciava dietro delle casse abbandonate. Si avvicinò a lei per seguire il suo sguardo.
«Mi stai facendo ombra»
«Ah scusa»
Fece qualche passo indietro.
La vide annuire tra sé ed evidentemente seguire delle tracce che lui non vedeva. La seguì a distanza controllando i dintorni.
Proseguirono uscendo dal vicolo, poi svoltarono a sinistra e continuarono ancora per un paio di metri fino ad una piazzetta su cui davano alcune panetterie. Al centro una grottesca fontana a forma di pesce con le pinne meccaniche e un paio di mendicanti.
Le si affiancò.
Con un cenno del capo lei gli indicò quello più a sud.
«Sicura?»
«Mi ci giocherei le palle»
«Non hai le palle Ally…»
«Beh hai capito benissimo cosa volevo dire»
Ripose stizzita.
Lui si mise a ridere incamminandosi verso l’uomo.
C’era molta gente, come sempre per le strade di città. Ma Krinner sapeva benissimo cosa fare.
Ally era già svanita dalla vista. Lo aspettava dietro l’angolo.
Non andò dritto verso di lui, ma seguì il flusso della folla. Quando gli fu di fronte, fece per dargli qualche moneta. Si chinò su di lui, ma anziché lasciar cadere il denaro, richiuse il pugno sul suo collo sollevandolo senza mai rallentare il passo. Lo spintonò contro il muro fino a fargli girare l’angolo dove lo lasciò andare.
Quello fece per fuggire ma Ally gli fece lo sgambetto e rovinò a terra.
«Vi prego… cosa volete da me… sono solo un mendicante. Non ho nulla di valore»
«Tu hai qualcosa di grande valore invece»
Lo vide cercare di sollevarsi lentamente mentre lo sguardo schizzava da tutte le parti cercando disperatamente una via di fuga che non avrebbe trovato.
«Vogliamo solo fare quattro chiacchere… uhm, come hai detto che ti chiami?»
«Non l’ho detto»
«Non è così che si iniziano le conversazioni»
Il suo sguardo tagliente lo fece tremare.
«Adesso alzati e dimmi come ti chiami»
Si rimise in piedi tremando.
«Lucas»

«Bene Lucas. Io sono Dart e voglio farti una sola domanda»


[...continua...]

domenica 12 giugno 2016

Awakening - Parte 7

[...]

Allyson di tanto in tanto lasciava vagare lo sguardo nella sua direzione. Era preoccupata. Ma chi non lo sarebbe stato.
I pensieri lo travolsero.
Sensi di colpa, dolore, rabbia… dannate giustificazioni e i maledetti “se”.
Se fosse andato con lei nei vicoli anziché aggirare l’isolato? Se fosse stato più forte? Se gli Dei non fossero spariti da qualche parte? Se non avessero mai accettato quel caso?
Sospirò lentamente.
La realtà era che aveva paura. Paura di non riuscire a salvarla, paura di non ritrovarla… paura che lei non riuscisse a sopravvivere, dopotutto l’altra volta che aveva avuto a che fare con quell’uomo ne era uscita spezzata. Non l’aveva conosciuta prima, ma sapeva che era stata diversa, molto diversa, ci si sarebbe giocato una mano.
Domiral era una donna forte e dura, ma era segnata profondamente. Lui aveva curato tutto ciò che aveva potuto di lei… ma un’anima spezzata non si può sanare.
Si prese la testa tra le mani.
Sentì Ally cambiare posizione.
L’aveva amata con tutto sé stesso, l’amava con tutto sé stesso. E non l’avrebbe abbandonata. Non poteva farlo. Ma come l’avrebbe salvata? Non era stato abbastanza forte qui, figurarsi a Laimach, perché era certamente lì che l’aveva riportata. Si sentiva impotente.
La rabbia montò cieca dentro di lui. Prese la bottiglia ormai vuota e la lanciò contro il muro urlando tutto il suo dolore.
E finalmente le lacrime iniziarono a scendere inesorabili e liberatorie.
Delle piccole mani si poggiarono sulle sue spalle, poi Allyson si inginocchiò di fronte a lui e lo tenne stretto.
O forse si strinse a lui.

La notte passò portandosi via la marea dei pensieri, ma non il dolore. A quello ci pensò Krinner.
Aveva preso la sua decisione. Per salvarla doveva diventare un uomo diverso, il dolore non sarebbe servito a niente, l’avrebbe soltanto reso debole.
Aveva finalmente potuto curare le ultime ferite fisiche ed il sollievo dei nervi l’aveva aiutato a trasformare tutto il dolore in determinazione.
Guardò silenziosamente il suo documento d’identità mentre lo riponeva nel baule ai piedi del letto. Krinner Von Dart. Il tempo di Krinner era finito. Adesso sarebbe stato solamente Dart.
In soggiorno, Ally lo attendeva raggomitolata sul divano sorseggiando una tazza di latte con il cacao. Poco latte e molto cacao come piaceva solamente a lei.
Si sedette sulla poltrona di fronte.
«Perdonami per ieri sera»
«Non c’è niente da perdonare Krinner. Il dolore deve avere uno sfogo, altrimenti non si può andare avanti»
«Ma io non voglio andare avanti»
Lei lo guardò.
«Vado a cercarla»
«Andiamo a cercarla vuoi dire»
«No, è troppo pericoloso. Ho bisogno di sapere che almeno tu sarai al sicuro. Non posso rimandarti nel nostro mondo, non finché non scopriamo che dannata fine hanno fatto gli Dei, ma posso farti restare qui. Non verranno a cercarti»
«Ti sei bevuto anche il cervello ieri sera?»
Lui rimase a fissarla stoico senza dire una parola.
«Non esiste. Io verrò con te! Innanzi tutto non me ne frega niente di tornare nel nostro mondo senza di te, o perlomeno non lasciandoti in… in questo»
Fece un cenno con la mano come ad indicare la situazione in cui si trovavano prima di continuare.
«E poi sai benissimo che senza gli Dei non solo non sei in grado di rimandarmi a casa, ma non sarai nemmeno in grado di riportare Dom a casa»
Si zittì di colpo.
Lo guardò con aria contrita.
«Mi dispiace… non è quello che intendevo»
Krinner scosse il capo lentamente.
«No, è esattamente quello che volevi dire. Ed hai ragione. Non posso salvarla senza gli Dei… ma neanche senza sapere da chi devo salvarla…»
«Appunto! E sai benissimo di essere un inetto in questo campo! Non sai neanche da dove cominciare a raccogliere informazioni. Non fraintendermi… sei molto bravo a intimidire e a tirare fuori le risposte giuste, ma senza di me non sapresti a chi estorcerle quelle informazioni»
Sapeva che non poteva negare nulla di ciò che aveva detto e continuò.
«E poi è vero, hai il potere della guarigione e le conoscenze della guerra, ma sii onesto… se dovessi sgattaiolare da qualche parte? Nasconderti? Fare qualcosa senza che la gente ti veda? Aprire delle serrature… Non ne sei assolutamente capace. La gente ti vede arrivare da un miglio di distanza, certo se la fa sotto… ma non serve a niente se volessi passare inosservato»
Krinner scosse di nuovo la testa guardandola.
Sapeva benissimo che aveva assolutamente ragione.
«Le porte io le sfondo»
Lo guardò male finché non parlò di nuovo.
«E quindi… cosa proponi di fare?»
Lei sorrise furbescamente, con lo sguardo di chi sapeva di vincere.

«Beh è ovvio. Dobbiamo trovare un testimone»


[...continua...]

sabato 4 giugno 2016

Awakening - Parte 6

[...]

Era pallida come le bende che la ricoprivano. L’odore di sangue era talmente forte che persino le sue narici umane lo percepirono.
Si avvicinò al letto quasi con il timore di spezzare il filo che ancora la teneva aggrappata alla vita con il solo spostamento dell’aria.
Le prese delicatamente la mano facendo un lento e doloroso respiro.
Poi iniziò.
Le parole gli scivolarono dalle labbra come acqua mentre passava le mani sulle sue ferite sanandole tutte.
Alla fine crollò sulla sedia esausto e sudato, ma ad Ally non restava neanche un graffio.

Quando Allyson riaprì gli occhi, la sua pelle aveva ripreso colore e lo sguardo era di chi aveva appena fatto un lungo sonno ristoratore.
Si guardò attorno e  lo trovò accanto al letto, sulla sedia. Pallido e sudato, ma le sorrise. Non appena ricordò, saltò giù abbracciandolo forte.
Gli sfuggì un moto di dolore.
Non parlarono. Non ce n’era bisogno. Conoscevano entrambi quale fosse l’uno la disperazione dell’altra.
«Andiamo a casa»
Fu tutto ciò che lei gli disse.

Non fu così facile lasciare la Casa di Cura.
I medici volevano visitarli, il Corpo di Guardia voleva delle deposizioni sull’accaduto.
Riuscirono ad evitare le visite, complice lo sguardo di Krinner. Ma le deposizioni erano tutta un’altra cosa.
Sedettero nella sala d’attesa dove raccontarono tutto o quasi.
Quasi, perché omisero entrambi il dettaglio che l’uomo che aveva portato via Domiral era un Ikeras e che possedeva poteri da chierico proprio come Krinner… ma molto più forti.
Non lo fecero per evitare di inquietare un mondo già al limite. Non sarebbe servito a nulla fomentare il già eccessivo terrore della razza Ikeras, per non parlare di quelle che tutti credevano leggende sui loro “poteri” che in realtà altro non erano che il retaggio del loro sangue demoniaco per nascita.
Quel mondo aveva dimenticato la magia molto in fretta dopo la scomparsa degli Dei, sarebbero sembrati solamente due squilibrati a parlarne.

Ritornarono a piedi. Krinner si era sempre sentito a disagio ad usare i mezzi di locomozione meccanici.
La strada era lunga e Krinner era pesante da sostenere per Ally, lo sapeva benissimo, ma lei non fece un fiato per tutto il tempo.
Sembravano passati anni, quando invece tutto era accaduto appena il giorno prima. Ma il mondo era diverso. Lo era ai suoi occhi. Era diventato vuoto e freddo. Il tempo sospeso come se sapesse che stava per accadere qualcosa di ineluttabile.
Il cielo era nuvoloso, in lontananza si udiva il rombo dei tuoni che si avvicinavano come cavalieri sul campo di battaglia.
Fu Ally a riscuoterlo dai suoi pensieri.
«Siamo arrivati!»
Cercava di mantenere un tono leggero, ma era troppo tenera per riuscire a nascondere il dolore anche dai suoi occhi.
Lo fece poggiare al muro accanto alla porta d’ingresso. In qualche modo erano saliti per due rampe di scale. Non se lo ricordava.
La vide accucciarsi davanti alla serratura ed infilarvici i  suoi arnesi.
«Perché stai scassinando la porta di casa Ally?»
«Ah… è che abbiamo perso le chiavi… dannazione a questa serratura che ho voluto mettere»
Si mise ad imprecare sottovoce nel suo dialetto mentre la serratura le resisteva.
Gli venne da ridere.
Lei si voltò a guardarlo un istante, sollevata, e poi riprese.
Dopo qualche minuto la porta si aprì cigolando.
«Ecco fatto!»

Una volta in casa, mentre lei risistemava la serratura, Krinner andò alla credenza e prese una bottiglia di whisky.
Mentre si abbandonava sul divano, un tuono piuttosto vicino risuonò nel cielo e la pioggia iniziò a battere violentemente contro il vetro alle sue spalle.
Aprì la bottiglia gettando il tappo sul tavolino. Non sarebbe servito nessun bicchiere.
Bevve una lunga e bruciante sorsata.
Ally, in piedi di fronte a lui lo osservò alcuni istanti, poi andò a sedersi sul davanzale guardando fuori in silenzio.

Sapeva che era triste e preoccupata anche lei, ma non aveva più la forza di occuparsene adesso. In realtà non aveva più forza e basta. Era dannatamente stanco e voleva solo annegare nell’oblio dell’alcool per qualche ora prima di dover riprendere le redini della propria vita e dare la caccia all’Ikeras.
Bevve un’altra lunga sorsata.
E i pensieri gli invasero la mente attraversandola come l’alta marea. Doveva solo lasciarli andare, prima o poi se ne sarebbero andati lasciando una spiaggia vuota e devastata.

Bevve a lungo, lentamente. Senza smettere fino alla fine della bottiglia.

[...continua...]