domenica 31 luglio 2016

Awakening - Parte 13

[...]


Mi portarono di nuovo alla capitale. Ma non mi misero in prigione, mi portarono di fronte ad una corte.
C’erano il Generale dei Cavalieri di Fiamma, il capo dell’Ordine Nero, il reggente di Keràsnor e Dhamnos.
Lui dichiarò che ero incinta di suo figlio e chiedeva mi fosse concesso il Marchio d’Onore Ikeras. Non avevo idea di cosa fosse. Ma iniziai ad avere paura per la prima volta.
Mi fissarono tutti e mi chiesero conferma delle sue parole. Di una cosa ero certa: non potevo mentire. Così annuii. I loro sguardi rimasero impassibili anche se l’atmosfera all’interno della sala cambiò.
Solo in seguito seppi che era praticamente impossibile. Nessun non Ikeras aveva mai concepito con un Ikeras… e per quanto ne sapevano, se fosse accaduto l’ospite sarebbe dovuto morire perché consumato dal feto.
Si alzarono tutti e mi circondarono. Il Generale mi sollevò la maglia e mi tastò il ventre mentre mi annusava il collo. Lo fecero tutti, sotto l’attenta supervisione di Dhamnos.
A quanto pare il padre ha diritti inviolabili e nessuno poteva annusarmi né tastarmi senza il suo consenso. Che comunque in quel caso doveva dare per provare proprio il proprio diritto.
Io ovviamente non contavo.
Tutti capirono che ero incinta pare.
Il Generale acconsentì alla sua richiesta e mi mise le mani sulla schiena. Iniziò a salmodiare muovendo le dita. Notai appena che fecero un’incisione sull’avambraccio di Dhamnos per versarne il sangue su di me. Fu un dolore lancinante, ma resistetti. Dovevo dimostrare la mia forza, per loro è fondamentale per guadagnarsi rispetto. Ma per poco non crollai sulle ginocchia.
Li stupii anche in questo.
Alla fine Dhamnos mi si avvicinò e mi prese in braccio sussurrandomi «Tranquilla, adesso puoi lasciarti andare» e svenni.
Non hanno importanza ormai altri dettagli del periodo che venne subito dopo. Perché mi rinchiuse nel suo palazzo. Era pieno di servitori, ma tutti mi temevano perché temevano lui. E ovviamente un Ikeras è fantastico come compagno di letto, ma non come marito.
Perché quello ci avevano fatto, ed era lui che l’aveva voluto, non per me ovviamente, ma per avere ogni diritto secondo la legge su suo figlio.
Io ero solamente l’incubatrice. E il bambino assorbiva ogni mia energia… ero sempre più debole. Tanto che verso la fine riuscivo a stento a fare qualche passo. La gestazione durò un anno e mezzo.
Ma nessuno sapeva prevedere o dire nulla al riguardo, perché non era mai accaduto. E Dhamnos ci si era giocato tutto. Perché se il figlio fosse nato umano per lui sarebbe stata la morte. Per loro l’onore è importante e un figlio umano non avrebbe portato onore. Ma se ne fosse nato un Ikera tutto sarebbe stato diverso.
Il parto fu devastante. Rischiai la morte, ma riuscirono a salvarmi. Non credo fosse pietà, ma puro interesse nel vedere se la mescolanza con la loro razza mi avesse apportato dei benefici.
Ma la cosa più importante fu che era nato un Ikeras. Non era un mezzosangue… era proprio un Ikeras con tanto di tratti rarissimi della loro razza come gli occhi gialli e il pianto simile allo scoppiettio del fuoco. Il loro gene era più forte del mio da mezzelfa.
Dhamnos divenne colui che aveva generato un Ikeras puro con una non Ikeras. Ed il suo potere crebbe.
Lo chiamò Xelkor.
Mi tenne ancora vicino al bambino per ogni evenienza, ma ormai non ero più importante.
Rivolevo la mia libertà e la mia indipendenza… così dopo un altro anno tentai di fuggire portando Xelkor con me, ma fallii. Da allora smisi di essere “un’ospite” e divenni una prigioniera. Non rividi mai più mio figlio, ma non smisi mai di tentare la fuga.
Venticinque anni dopo finalmente ci riuscii, senza Xel. Ma forse fu Dhamnos a lasciarmelo fare, giusto per vedere cos’avrei fatto.
In ogni caso, c’è un unico passaggio tra Laimach e Limeraw: I Cancelli.
E lì mi attendeva Dhamnos.
Era più forte di me, l’avevo sempre saputo e non ebbe difficoltà a sopraffarmi. E mi spiegò che il Marchio non solo mi legava a lui per sempre, nell’anima e nel corpo davanti al suo dio, il Fuoco Divoratore, ma anche gli dava la possibilità di percepire la mia forza vitale ovunque fossi, anche se non poteva usarlo per localizzarmi. Ma cosa ancor più importante ai suoi occhi, mi rendeva di sua assoluta proprietà agli occhi di tutto l’Impero e pertanto poteva fare di me ciò che desiderava.
Ed io ero diventata un peso per lui, ma lasciarmi andare sarebbe stato un’onta.
C’era un’unica e definitiva soluzione.
Senza aggiungere altro mi trafisse con la spada sollevandone poi la punta verso l’alto. Mi aprì uno squarcio dalla gamba all’occhio passando per lo stomaco.
Sentii dolore, ma crollai a terra ancora prima di rendermene conto. E lui era già svanito.
Sentivo la vita abbandonarmi lentamente ed inesorabilmente. Sapevo che era una ferita mortale.
L’unica cosa che pensai fu che… sperai che mio figlio fosse un’Ikeras anche nell’animo per poter sopravvivere in mezzo a loro.
Come fui salvata dal potere di Krinner Von Dart e dalla giovane Allyson non ha a che fare con questo fascicolo.
Ma voglio aggiungere ancora una cosa.
Sono certa che Dhamnos sappia perfettamente che sono viva e che prima o poi verrà a terminare quello che doveva già essere compiuto. Immagino che qualcosa glielo impedisca al momento.


[...continua...]



domenica 24 luglio 2016

Awakening - Parte 12

[...]

Viaggiammo fino ad Argash, i fuggitivi si rifugiano sempre tutti lì. Credono che le Lame Cremisi li proteggano tutti, ma non è così: loro scelgono chi proteggere e chi no.
E di certo non protessero la preda del secondo in comando dei Cavalieri delle Fiamme.
Fu lì, una notte che accadde.
Avevamo bevuto abbastanza, o forse solo io. Avevo finito di giocare ai dadi per quella sera. Li avevo spennati tutti nella locanda.
Mi alzai e feci un cenno a Dhamnos che era rimasto in disparte a bere come al solito. In realtà controllava ogni cosa, credo che nessuno abbia mai osato accusarmi di barare solo per il terrore che incuteva il suo sguardo da dietro le mie spalle. Perché di solito la gente mi accusa sempre… e non sempre a torto.
In ogni caso mi incamminai verso le camere da letto.
«Vado a letto» gli dissi a voce alta. Lui in silenzio si alzò e mi seguì fissandomi con aria a metà tra il divertito e il seducente, come sempre.
«Vengo con te» ci scherzò sopra.
Dalla sala qualche ubriaco ci aveva sentiti e urlò qualcosa come “Dateci dentro”. Mi misi a ridere e mi voltai verso Dhamnos senza smettere di camminare.
«Hey, resterà deluso»
«Perché dovrebbe»
Il suo sguardo ferino era carico di promesse mentre lo diceva e prima ancora che mi rendessi conto di quello che stava per fare mi sollevò da terra sbattendomi contro il muro. Le labbra sulle mie…
Era caldo, dannatamente caldo e forte. Mi aveva sollevata come fossi fatta di carta. Nell’istante in cui percepii la sua eccitazione fui perduta. Agganciai le gambe attorno ai suoi fianchi e mi portò di sopra.
Fu indimenticabile. Talmente tanto indimenticabile che continuammo ogni notte.
Ovviamente la caccia era la nostra priorità, quella veniva prima di ogni altra. Eravamo molto professionali su questo.
E poi il nostro non era certo amore. In un rapporto del genere c’è spazio solo per il puro divertimento.
Ricordo che una notte, mi annusò il collo lentamente e mi chiese se stessi bene. Io mi sentivo benissimo, ma quando glielo dissi lui rimase pensieroso per qualche istante.
In realtà me lo chiese più volte, ma io stavo bene.
Compresi più tardi che il loro olfatto è fortemente sviluppato, non bastava la vista notturna… un po’ invidio quella razza. Ma almeno la vista notturna ce l’ho anch’io altrimenti mi sarei sentita veramente inferiore.
Comunque alla fine tornammo dal Generale con Dhamnos incolume e la testa di Sharkan. Ci vollero solamente sei mesi e mezzo.
Ricevetti il mio pagamento e li salutai come si conviene.
Rimasi ancora qualche giorno alla capitale, e la notte prima di partire Dhamnos venne a salutarmi più “privatamente”.
Ormai avevo capito di essere incinta… ma non avevo nessuna intenzione di farglielo sapere. Innanzitutto non avevo idea di che fine avrei potuto fare, ero certa che la loro razza non comprendesse dei mezzosangue. E poi preferivo non affrontare una gravidanza in un paese fondamentalmente ostile. Sarei stata vulnerabile e questo non mi piaceva.
Anche quella notte mi chiese se stessi bene e mi tastò ovunque. Ero certa non potesse capire che fossi incinta, ma vista l’insistenza della domanda, temevo che il suo olfatto gli facesse intuire un po’ troppo.
In ogni caso se ne andò. E il giorno dopo partii.
Mi ero aggregata a dei mercanti che stavano ritornando a Limeraw quando, sul Sentiero di Pietra, trovammo un posto di blocco.
Erano lì per me, mi arrestarono. Non avevo idea del perché, ma una cosa la sapevo: non dovevo perdere la testa.

[...continua...]


domenica 17 luglio 2016

Awakening - Parte 11

[...]

Era l’anno 1599 ed ero la migliore cacciatrice di taglie su tutta Uras.
Ero giovane per esserlo, avevo solo trent’anni, che per una mezzosangue è effettivamente poco, ma ero davvero brava. E poi avevo avuto fortuna. Avevo reso diciamo “felici” alcuni clienti chiave (politici o ricchi mercanti) portando a termine i loro incarichi e questo mi aveva reso ricca e famosa.
Ma non erano fama e ricchezza che desideravo. A me piaceva il pericolo, la sfida… la caccia.
La mia era una vita al limite. Non importava di cosa o quale… io ero sempre lì, in bilico, senza cadere mai.
Credo possa diventare una droga.
Avevo lavorato sia per Limeraw che per Laimach. E lavorare per Laimach non è da tutti. Là il mondo è diverso. Gli Ikeras comandano e controllano ogni cosa, soprattutto i loro ricercati.
Nessun esterno può permettersi di versare il loro sangue.
Ma io ero famosa e qualcuno mi aveva affidato qualche incarico… ne aveva parlato ad altri ed ecco fatto: mi rispettavano. Se poi proprio vogliamo possiamo anche aggiungere che sono una dei rari non Ikeras a masticare qualche parola della loro lingua fatta di suoni gutturali e consonanti.
Nulla mi spaventava, neanche I Cancelli. Sono tra i sette viventi ad averli maggiormente esplorati.
Così non trovai strano quando un messo mi consegnò una lettera proveniente da Laimach. Ma trovai strano il sigillo che vi era apposto: un cavallo di fiamme.
A Laimach era un simbolo non solo conosciuto, ma anche temuto. Era il simbolo dei Cavalieri delle Fiamme: il più potente corpo militare dell’Impero, quello che risponde direttamente al Keràs-Sha.
Ero stata convocata a Keràsnor dal Generale Supremo.
Non è importante il racconto del mio viaggio. E’ importante il fatto che feci i bagagli e partii.
Per quanto fosse garbata la lettera e per quanto io potessi scegliere liberamente i miei clienti, una lettera dal Generale dei Cavalieri delle Fiamme non si può ignorare, tantomeno rifiutare il suo invito.
Quando arrivai in città, mi attendevano. Sapevano esattamente quando sarei arrivata.
La loro rete di spie è qualcosa di infallibile… ma dopo tanto tempo passato con loro so per certo che c’è anche altro. Il loro sangue non è mortale e la leggenda secondo cui hanno discendenza demoniaca non è una leggenda. Possiedono un potere a noi sconosciuto.
Per loro la nostra tecnologia è utile sì, ma è banale. Loro usano… qualcos’altro. Anche se dicono che un tempo erano più potenti. Credono fermamente negli Dei, anche se le leggende dicono che siano caduti in un eterno torpore dopo l’Ultima Guerra.
Mi guidarono all’interno del palazzo del cavalierato e mi introdussero dal Generale.
Ricordo perfettamente la sala. Era immensa, dalle pareti di pietra rossastra, illuminata da torce e da un immenso focolare.
Effettivamente il loro dio si chiama Fuoco Divoratore, per quanto inquietante, mi sembra ovvio che riempiano l’Impero di fiamme.
Seduto dietro un’enorme scrivania di legno scuro lavorato c’era il Generale. Quando entrai mi squadrò da capo a piedi, con lentezza… come si fa con il bestiame, o con le prostitute. Poi mi sorrise divertito tendendomi la mano.
Era dannatamente calda al tatto.
Dietro di lui, in piedi a braccia conserte, c’era quello che mi presentò come il suo braccio destro nonché generale anche lui, ma sotto il suo diretto comando: Dhamnos Kyerhosno. All’epoca aveva 99 anni, era molto giovane anche lui.
L’incarico consisteva nel cacciare un Ikeras, un certo Sharkan, fuggito dalle loro prigioni. Il compito sarebbe spettato all’Ordine Nero, che definì il loro corpo militare interno, ma non mi è chiaro perché lo disse… tutti sanno che è l’esercito ombra dell’Impero, gli assassini e le spie. Se nulla ha successo, allora mandano loro.
In ogni caso, l’Ordine Nero aveva altro da fare, voleva vedere direttamente se ero veramente brava come la mia fama decantava e voleva mettere alla prova il suo uomo. O forse semplicemente si annoiava e voleva vedere come andava a finire o avevano perso una scommessa.
Fatto sta che non mi interessavano le sue motivazioni, né le centomila monete d’oro di ricompensa se fossi tornata viva con Dhamnos tutto intero e la testa di Sharkan in un sacco. Mi interessava il pericolo. E non c’è nulla di più rischioso che vagare per Laimach con un Ikeras alle calcagna dando la caccia a un assassino.
Ero elettrizzata. E stolta direi oggi… ma tutti sono bravi a fare i saggi con il senno di poi.
Dhamnos era un esemplare tipico della sua razza. Alto due metri circa, pelle rossastra, capelli del colore del sangue e occhi come due rubini tra le fiamme. Era dannatamente affascinante, un muro di muscoli il cui mestiere era la morte e mi fissava continuamente con un sorriso beffardo che lasciava intravvedere appena i canini leggermente appuntiti.
La loro razza ha una serie di tratti demoniaci che farebbero impallidire l’inferno.
E forse è per questo che non potevo non trovarlo irresistibile.
E poi era divertente. Passavamo le giornate a caccia nelle strade e le notti in taverna a bere e a giocare ai dadi. Beh, almeno… io giocavo ai dadi, lui di solito guardava.
Eravamo affini, ma ero consapevole che, anche se ero sempre fredda e spietata, nel profondo conoscevo una compassione a lui assolutamente aliena. Credo che gli Ikeras non nascano con un’anima… beh magari sì la hanno nei fatti… ma non hanno un cuore, non conoscono la compassione né la bontà, non hanno idea di cosa siano. E se le vedono in qualcun altro le riconoscono come debolezze.
Ma stavamo veramente bene assieme.


[...continua...]


domenica 10 luglio 2016

Awakening - Parte 10

[...]

Erano quasi arrivati alla porta dell’Agenzia quando Ally gridò agitata.
«Ho la chiave, non sfondarla! Ho la chiave»
Si fermarono davanti alla porta con il fiatone.
«E chi diavolo voleva sfondare la porta»
Mentre apriva la porta.
«Non stavi rallentando»
«Mi fermo quando raggiungo l’obbiettivo»
Ally scoppiò a ridere e Krinner non potè che fare altrettanto mentre entravano e si chiudevano la porta alle spalle.
Una volta nello studio, Ally si inginocchiò sotto la scrivania armeggiando con un attrezzo metallico che Krinner non aveva assolutamente idea da dove fosse uscito.
Un rumore di assi spezzate lo fece accucciare lì accanto.
«Come va?»
Chiese azionando l’interruttore della luce per vedere meglio.
«Bene bene»
Mentre scostava delle schegge di legno.
«Non doveva rompersi… ma comunque è qui sotto»
E si spostò leggermente indicando una cassaforte.
Krinner annuì alzandosi e si adoperò per spostare i mobili in modo da farle più spazio, anche se forse lo spazio serviva più a lui che a lei in effetti.
Le ci volle un’eternità per scassinarla.
Dentro trovarono alcune cartelle di casi “delicati”, anche se definirli tali probabilmente era riduttivo.
Ally li sfogliò velocemente passandoli uno alla volta a Krinner.
«Ha lavorato per il Consiglio dei Tre Saggi?!»
«…lo avevamo capito che era molto conosciuta all’epoca»
Ally annuì continuando a sfogliare. Poi si bloccò fissando il contenuto di un fascicolo.
«Ha lavorato per il Generale dei Cavalieri delle Fiamme…»
Krinner le tolse di mano i documenti iniziando a sfogliarli. Ally gli si accostò guardando tutto da dietro le sue spalle.
Il fascicolo era molto dettagliato. C’erano nome del datore di lavoro, remunerazione richiesta e le relative contrattazioni. I dettagli del compito, foto dell’obbiettivo. Tutto. E poi c’erano le annotazioni varie. Collaboratori e informatori. Iniziò a scorrere i nomi finché lo trovò.
«Dhamnos Kyerhosno, 99 anni, braccio destro del Generale dei Cavalieri delle Fiamme»
Rimasero in silenzio alcuni istanti. Poi Krinner imprecò.
«Un dannato guerriero non bastava… no… la quarta carica più potente dell’Impero ovviamente»
Stava per lanciare a terra il fascicolo quando Ally lo bloccò.
«Aspetta, gira pagina. Quei fogli gialli non ci sono di solito nei fascicoli»
Girò pagina.
Si trattava di un resoconto dettagliato di tutto quanto accaduto durante l’incarico scritto di suo pugno.
Sedettero uno accanto all’altra e iniziarono a leggere.

  


Ethernia,  anno 1626

Visto il segno lasciato dai fatti avvenuti in concomitanza con l’ultimo incarico da me accettato, ho deciso di allegare al fascicolo anche queste pagine che scrivo quando il ricordo è ancora fresco e le ferite aperte.

Il racconto oggettivo dei fatti, con date e dettagli relativi, è già dettagliato più che a sufficienza nelle altre pagine.


[...continua...]